Medicina

Il pacemaker: come funziona e quando si utilizza

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31 mag 2016 - 06:02

Il pacemaker (PM) è un piccolo dispositivo che aiuta il cuore a mantenere un ritmo regolare,
generando degli impulsi elettrici in grado di stimolare il muscolo cardiaco in caso di bradicardia.
Con il termine bradicardia si intende una condizione definita da una frequenza cardiaca lenta, al di sotto delle 60 pulsazioni al minuto. Può manifestarsi fisiologicamente negli sportivi (a causa di un aumentato tono vagale) e talora negli anziani. In condizioni patologiche a questa frequenza il cuore pompa in circolo una quantità di sangue ossigenato non sufficiente a soddisfare le richieste dell’organismo durante le attività quotidiane o l’esercizio fisico, per cui si possono manifestare astenia, vertigini, dispnea, lipotimie e sincopi.

L’impianto di un PM è indicato in caso di malattia del nodo del seno sintomatica e nel blocco atrioventricolare (AV) di grado avanzato. La malattia del nodo del seno è dovuta ad una disfunzione del nodo seno atriale, la struttura da cui origina il normale ritmo del cuore (per questo detto “ritmo sinusale”), che in questa condizione genera impulsi elettrici in maniera irregolare o troppo lenta. Il blocco AV è determinato da un rallentamento o un blocco della conduzione dell’impulso tra atri e ventricoli determinato da alterazioni organiche o funzionali del sistema di conduzione.

L’impianto del pacemaker richiede un intervento in anestesia locale. Il sistema è costituito da un generatore di impulsi che viene alloggiato in sede sottocutanea nella regione subclaveare del torace, generalmente a sinistra, collegato ad uno o due “fili elettrici”, denominati elettrocateteri, che si posizionano nel cuore per via transvenosa. A seconda delle esigenze terapeutiche è possibile impiantare pacemaker mono- o bicamerali, in grado di stimolare e di rilevare l’attività cardiaca in una o entrambe le camere cardiache.

Con la collaborazione della dott.ssa Giordana Finocchiaro

Redazione NewSicilia



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