Medicina

Non banalizziamo l’incontinenza. Sperimentazione anche sulle donne

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29 giu 2016 - 06:32

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Bisogna uscire dal tabù della donna inviolabile perché generatrice, ripartendo da una nuova osservazione della donna e dalla rivisitazione dei perimetri della sperimentazione farmacologica, nel rispetto alle differenze sessuali. Ci sono patologie, come l’incontinenza urinaria, di cui le donne, anche molto giovani, sono maggiormente affette rispetto agli uomini per effetto del parto e della menopausa. Ma solo un 20% di loro ammette il disturbo e chiede aiuto al proprio medico per disagio e imbarazzo.

Non banalizziamo la patologia perché in Italia incide sulla qualità della vita di circa tre milioni di donne, alterando in molti casi la loro sfera intima e le loro relazioni sociali, fino a modificarli completamente con l’isolamento. Un carico emotivo a cui va sommato anche un problema pratico, legato ad interessi commerciali piuttosto che alla soluzione. L’incontinenza infatti può avere un costo economico considerevole, dai pannolini fino ai prodotti intimi per la pulizia quotidiana, che possono risultare molto aggressivi peggiorando la condizione, con il risultato di irritazioni e infiammazioni.

La patologia coinvolge circa 5 milioni di italiani sotto forme diverse a seconda dei sintomi e delle cause. Ma se può essere trattata il più delle volte con successo per gli uomini attraverso la terapia chirurgica, la terapia farmacologica e la riabilitazione pelvi-perineale, per la donna non è detto che le stesse cure, in particolare quelle farmacologiche, abbiano la stessa efficacia. Bisogna cambiare passo affinché la sperimentazione sia chiamata a rispondere ad una medicina che riconosca parità di cure adeguate al sesso, incrementando una ricerca farmacologica differenziata. Il mondo femminile non è una variabile del mondo maschile e un farmaco non avrà mai la stessa incidenza su entrambi.

È arrivato il momento che le autorità sanitarie spingano le aziende farmaceutiche a sostenere una sperimentazione distinta per sesso, anche se economicamente meno remunerativa, promuovano progetti di ricerca e di sensibilizzazione destinati alle donne sull’importanza sociale della sperimentazione femminile. 

Redazione NewSicilia



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