Medicina

Negli ospedali avvocati-becchini che promettono risarcimenti sicuri

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7 set 2016 - 06:33

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Bisogna recuperare il rapporto di fiducia tra medici e pazienti, restituendo dignità alla professione e serenità ai malati. E bisogna farlo in fretta perché ogni giorno centinaia di medici di tutto il Paese sono vittime di contenziosi inutili e strumentali, messi in moto da studi legali che promettono risarcimenti sicuri in nome della malasanità. Quando invece è dimostrato che nel 99 per cento dei casi i medici, che finiscono sotto inchiesta e a volte anche sotto l’attacco mediatico, alla fine delle indagini risultano innocenti senza neanche andare a processo. Per carità, gli errori esistono, ma in numero minimo rispetto alle denunce a cui sono sottoposti i professionisti e alla quantità di ricoveri e degli interventi che ci sono in Italia ogni giorno.

È una follia quello che sta accadendo sotto gli occhi di tutti. Ciclicamente le aziende sanitarie denunciano la presenza di avvocati che stazionano negli ospedali per convincere gli utenti ad avviare contenziosi contro medici e Aziende, anche se il più delle volte si tratta di episodi accidentali e in nessun caso riconducibili a responsabilità del medico o dell’ospedale. Si assiste ad una vera esplosione di denunce, con costi sociali elevatissimi e distrazione di risorse pubbliche esorbitanti, centinaia di milioni di euro che potrebbero essere impegnati nella vera assistenza. Così, nella paura di poter essere denunciati da un momento all’altro, migliaia di medici in tutta Italia applicano diffusamente la cosiddetta medicina difensiva, cioè fare ai malati tutti gli accertamenti possibili, anche quando sono inutili, in modo da risultare estranei a qualsiasi accusa di negligenza o distrazione in caso di denuncia.

Una situazione penosa che sta diventando sempre più pericolosa, non solo per i medici e i pazienti, ma anche per la sostenibilità della sanità pubblica. Spinti da pseudo avvocati, alcuni pazienti arrivano addirittura a registrare il colloquio con lo specialista, senza sapere di commettere un gravissimo reato perché il medico nel suo ruolo è anche un pubblico ufficiale. Pazienza se il professionista che ha di fronte è colui che salva vite finché è umanamente possibile.

Ciclicamente le Aziende sanitarie denunciano e se ne riparla. L’ultima accusa è stata lanciata pochi giorni fa a Palermo dall’avvocato Sergio Buccellato dell’ufficio legale dell’Azienda ospedali riuniti di Villa Sofia-Cervello dopo aver accertato l’ostinata presenza di persone che distribuivano nei reparti agli utenti biglietti che promettevano risarcimenti in caso di azioni legali contro l’ospedale. Insomma, la stessa pratica dei becchini che stazionano negli ospedali aspettando la morte del malato. Li trovi dappertutto, nelle corsie, nelle sale di attesa, sempre lì pronti come avvoltoi ad offrire assistenza anche gratuita contro i danni per malasanità, mettendo a disposizione l’“esperienza maturata” attraverso la loro rete di consulenti, medici legali (avvoltoi) e avvocati e assicurando improbabili risarcimenti ai malati e ai loro familiari.

Ma ciò che è più disgustoso e paradossale è leggere che la mission di certi studi legali e associazioni “contribuisce indirettamente a migliorare il servizio sanitario nazionale, che rimarrebbe altrimenti immune da qualsiasi tipo di responsabilità”. Non si tratta di orgoglio professionale o di una guerra agli avvocati in generale, ma bisogna intervenire severamente in un sistema che sta diventando criminale.

Redazione NewSicilia



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