Medicina

Nascere o partorire? Dove e Come

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19 giu 2015 - 06:35

Giuseppe_Ettore

L’esperienza del “dare la vita” è un momento, che pur nella sua straordinarietà, fa parte del percorso biologico-riproduttivo di una donna e costituisce un evento centrale, in egual misura miracoloso e traumatico, colmo com’è di emozioni indimenticabili e di implicazioni, a tal punto che il ricordo di quanto vissuto avrà nella donna la lucidità e la freschezza dell’esperienza autentica, anche a distanza di molto tempo.

La natura estrema di questa esperienza che segna il passaggio della “donna” a “donna-madre” fa del parto una transizione psicologica, un evento in cui si è messi alla prova, un rituale che imprime una profonda svolta nella vita.

Molti sono i fattori responsabili di tutto ciò: innanzitutto il dolore del travaglio e la paura di esso, ma anche l’aspetto fortemente sessuale che l’evento ha e le implicazioni legate all’incontro del bambino immaginario con quello reale. Da quanto premesso si intuisce facilmente come al momento del travaglio insorgano tanti e differenti bisogni, bisogni talmente personali e soggettivi che diventa impossibile standardizzare l’assistenza, specie se la donna è lasciata libera di esprimersi e vivere consapevolmente tale esperienza. Questo principio, apparentemente astratto, si concretizza nella elaborazione e nella applicazione di modelli di assistenza personalizzata.

Applicare modelli di assistenza preconfezionati, preventivamente standardizzati, comporta inevitabilmente disattenzione per le problematiche psicologiche e sociali delle donne e del grado di soddisfazione della coppia, che invece avverte sempre di più il bisogno di svolgere un ruolo attivo nell’esperienza della maternità/paternità e quindi del parto. Sappiamo bene che l’evento travaglio-parto è condotto principalmente dalla donna/coppia e soprattutto, che gli esiti, sia del processo che del risultato, sono di gran lunga condizionati dalla donna stessa e in piccola parte dagli operatori.

Per questo gli operatori sanitari devono aver acquisito quella preparazione culturale e scientifica per affrontare il profondo cambiamento professionale che la società moderna già ci chiede da tempo e ripensare al tipo di assistenza da erogare, affinché sia sempre più evidente il rispetto assoluto della dignità e della volontà della persona. Oggi possiamo parlare tranquillamente di Assistenza Personalizzata in campo ostetrico senza correre il rischio di essere tacciati di eresia o di ricevere scomuniche dal mondo scientifico.

Una ventina di anni fa l’Organizzazione Mondiale della Sanità, da sempre considerata come un membro diligente, serio, scientifico del sistema delle Nazioni Unite, si trovò coinvolta in un crescente conflitto internazionale quando emanò, nel 1985 a Fortaleza in Brasile una serie di raccomandazioni. Queste si basavano sul principio che ogni donna ha il diritto fondamentale di svolgere un ruolo attivo, centrale nella pianificazione, valutazione e svolgimento dell’assistenza al proprio travaglio-parto e che i fattori sociali, emotivi e psicologici sono decisivi per capire e porre in atto un’assistenza appropriata.

Pertanto la necessità di passare da una omologazione del parto in ospedale alla trasformazione di questi luoghi in strutture dove la donna trovi l’opportunità di esercitare una propria scelta in merito a questo evento che la vede protagonista. Da queste considerazioni si concretizza il Dipartimento Materno-Infantile dell’Azienda Ospedaliera Garibaldi-Nesima, dove, eliminando quanto di freddo e asettico spesso trasmettono gli ambienti ospedalieri e gli strumenti medicali, ma rispettando e conservando tutti i vantaggi che questa tecnologia ci offre dovendo primariamente tutelare la salute della donna e del nascituro, l’esperienza della maternità si svolge in un ambito di intimità strutturale ed umana.

Nulla nelle stanze dedicate al travaglio-parto ricorda l’ambiente ospedaliero: le pareti di colore vivace e caldo (giallo, verde, azzurro e arancio), le luci soffuse, gli arredamenti e le tende alle finestre che si intonano ai rispettivi colori delle stanze, un bagno annesso che permette una doccia rilassante e, a garanzia del benessere fisico materno-fetale, tutto il necessario è presente, ma con discrezione: la scialitica, i medicinali e tutto il necessario per le varie emergenze sono inseriti negli appositi mobili, ecc.; niente apparentemente alla donna ricorda di essere in ospedale, essendo anche i rumori attutiti dalla musica scelta. In questa stanza la donna, insieme al futuro padre o alla persona che desidera avere accanto, vivrà tutte le fasi del travaglio e del parto e si tratterrà successivamente a riposarsi ed allattare il suo bambino.

Il letto infatti consente di trasformarsi in sedia ostetrica, in letto da parto tradizionale, automaticamente si inclina e si modifica permettendo alla donna di assumere durante il travaglio la posizione che in quel momento le risulterà più confortevole. La possibilità di scelta per la partoriente si rivolge a tutto lo spazio della stanza e a tutte le fasi del travaglio, infatti può partorire in acqua, accovacciata, spingere nella posizione che le risulterà più congeniale, utilizzando grandi cuscini, la liana o la sedia olandese, tutte possibilità che, nell’ambito della demedicalizzazione, neppure il parto a casa offre con così ampia scelta.

Il tentativo di modificare la struttura ospedaliera propone, non un luogo di difficile gestione destinato ad un limitato accesso riservato ad una élite selezionata, ma una possibile risposta del Servizio Sanitario Pubblico all’esigenza dell’intera popolazione. Non va offerto un percorso obbligato ma varie opportunità, mediche e non, che possono essere richieste dalla donna/coppia nel suo percorso parto. L’opera medica di assistenza alla nascita non significa più solo identificare e correggere gli elementi patologici di gravidanza e parto, ma assumerne gli aspetti emotivi e razionali calandosi nel vissuto della gestante e dei professionisti della nascita.

Si comprende come la nascita non può e non deve essere considerata semplice atto sanitario, ma evento gestito dalla coppia con l’equipe assistenziale, discreti e competenti custodi della sua regolare evoluzione. Occorre quindi porsi dinanzi all’evento parto, con occhi più possibile liberi da preconcetti, tentando di osservare ciò che è successo nel passato, per coglierne una lezione di vita e di azione, capace di farci leggere e costruire il futuro.

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Redazione NewSicilia



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