Medicina

Medicina generale come braccio operativo di una realtà scientifica antiquata

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25 mag 2017 - 08:08

CATANIA - Occorre essere consapevoli della necessità di una dedicata formazione in medicina generale considerato che si tratta di una disciplina medica particolare per strategia, metodologia ed applicazione pratica.

Si tratta, infatti, di un modo diverso di fare medicina attraverso scienza,conoscenza ed attività pratiche specifiche. E’ noto come la Università, in linea di massima, forma medici indipendentemente dalla tipologia e luogo di lavoro, concentrando la sua attenzione sulle malattie. Il medico viene istruito alla ricerca della malattia, non del malato, tanto che la spasmodica ricerca di segni obiettivi, ha del tutto soppiantato la soggettività della persona ammalata.

La storia del malato viene resa marginale, lasciata fuori, trascurando la comprensione della vita reale della persona sofferente. Il medico di medicina generale dovrebbe avere invece la caratteristica di essere orientato al malato, di cui deve prendersi cura nel suo contesto di vita. Senso della situazione, sperimentazione di sempre nuovi modelli di conoscenza della realtà rappresenta la caratteristica del medico di famiglia. Si deve saper cogliere, con occhio clinico, quanto può essere utile al malato anche attraverso una decodificazione di messaggi sia specificamente ricevuti che dal medico percepiti, con una esperienza professionale pratica, certamente unica nel suo genere.

Non solo quindi conoscenze scientifiche come per gli altri medici, ma anche esperienza pratica, che si consolida nel tempo, influenzata sia dal contesto sociale che dalle norme giuridiche ed istituzionali.

In passato l’attività professionale del medico di famiglia non ha, tradizionalmente, avuto collocazione nelle sedi abituali della produzione delle conoscenze scientifiche, per cui nonostante la specificità nell’operare, il m.m.g.non ha avuto per tanto tempo credito e legittimazione sul piano scientifico. D’altra parte, le malattie seppur generate nel contesto territoriale di vita, tradizionalmente erano curate solo negli ospedali, a torto ritenuti unica sede della scienza medica applicata all’uomo.

La innovazione tecnologica, le sempre più rapide scoperte scientifiche, l’evoluzione veloce dei comportamenti, delle regole, dei percorsi e procedure, hanno trasformato il concetto sia di salute che di malattia. Si aprono di conseguenza nuovi orizzonti in medicina che da disciplina umanistica diventa disciplina prevalentemente tecnologica e scientifica. La ricerca medica diviene ricerca dell’oggettivo, in pratica di ciò che è riproducibile, obiettivabile, il medico si adatta al nuovo ruolo post ippocratico.

In Italia la medicina generale nasce in ritardo rispetto ad altri paesi europei, ma diviene comunque una branca autonoma, una vera specialità. La riforma sanitaria del 1978 definisce il contesto di lavoro del medico di medicina generale, si definisce un assistenza sanitaria per tutti i cittadini di tipo solidale, universalistica. Viene fornita assistenza sanitaria a tutta la popolazione, con oneri a carico dello Stato.

La medicina generale diviene fulcro dell’assistenza con una costante crescita culturale e professionale dei medici di medicina generale, con la nascita di società scientifiche di medici sempre più radicati nel territorio, aventi la specificità di occuparsi dei malati e non delle malattie. La costante presenza di medici accanto ai malati determinava la crescita di figure professionali popolari, umane, confidenti dei malati ed amati dagli stessi.

Ancora oggi tuttavia nell’Università, luogo deputato alla formazione ed alle conoscenze, la formazione degli studenti universitari di Medicina e Chirurgia viene centrata su ricerca dei sintomi e delle malattie, inquadramento nosografico e patogenesi. La medicina generale diviene nella considerata situazione solo braccio operativo di una realtà scientifica antiquata, perché il medico viene formato,ancora per scoprire le malattie, mentre le persone sono come dei portatori indifferenti di malattie. La medicina continua a crescere oggi ad essere non centrata sul paziente ma sulla malattia. La soggettività dell’uomo pare non esistere più concentrando l’attenzione sulla oggettività con buona pace della relazione umana fra medico e malato.

Domenico-Grimaldi

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Redazione NewSicilia



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