Medicina

L’ipotiroidismo in gravidanza

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15 giu 2015 - 06:45

Massimo Buscema

La patologia tiroidea in gravidanza rappresenta un importante problema clinico per la sua diffusione nel sesso femminile e i potenziali effetti sul feto e sul neonato. Si calcola che la prevalenza delle disfunzioni tiroidee in gravidanza possa variare dallo 0,2% dell’ipertiroidismo (con complicazioni neonatali anche gravi), al 2,5% dell’ipotiroidismo, al 4-5% per i noduli tiroidei. L’ipotiroidismo rappresenta quindi l’alterazione più frequente e anche quella che più spesso può rimanere misconosciuta.

Gli ormoni tiroidei sono fondamentali per il normale sviluppo dell’embrione e del feto, in particolar modo per quanto concerne il sistema nervoso e l’apparato scheletrico. Se la madre è ipotiroidea in gravidanza, il sistema nervoso fetale può essere danneggiato dalla mancanza di tiroxina nelle prime settimane di gestazione, quando la tiroide fetale non ha ancora cominciato a funzionare. Studi clinici condotti negli anni ’70 hanno dimostrato un minor quoziente intellettivo nei figli di madri ipotiroidee non trattate in gravidanza rispetto a quelli di madri rese eutiroidee con la terapia sostitutiva con tiroxina. Studi ulteriori hanno ampiamente confermato che lo sviluppo psicomotorio e mentale è ritardato nei bambini nati da madri con valori di FT4 sotto il decimo percentile alla 12a settimana di gestazione.

Da ciò deriva l’estrema rilevanza clinica della diagnostica e del trattamento precoce dell’ipotiroidismo materno in gravidanza.
I dati anamnestici che possono far sospettare l’ipotiroidismo in gravidanza sono:
• familiarità per tireopatie autoimmuni o ipotiroidismo

• storia di tireopatia • rilievo di anticorpi antitiroide e/o gozzo

• diabete mellito tipo I • altre patologie autoimmuni

• assunzione di farmaci ad azione antitiroidea.

Le indagini di laboratorio utili per una corretta diagnosi sono:
• FT3, FT4, TSH • anticorpi anti-Tg, anticorpi antiTPO, anticorpi anti-recettore del TSH (TRAb)

• ecografia tiroidea.

Oltre al ritardo dello sviluppo intellettivo altre possibili complicanze dell’ipotiroidismo materno non trattato sono:
• ipertensione gravidica con o senza preeclampsia • distacco placentare • basso peso alla nascita • nascita di feto morto • malformazioni congenite • emorragia post-partum
Il trattamento di prima scelta è la somministrazione di tiroxina che non presenta alcuna controindicazione.

La terapia dell’ipotiroidismo in gravidanza ha tre peculiarità:
1. in assenza di controindicazioni cardiache è sempre consigliabile raggiungere lo stato di eutiroidismo nel più breve tempo possibile per evitare le complicanze dell’ipotiroidismo sul decorso della gestazione e sul prodotto del concepimento 2. la dose sostitutiva di L-tiroxina è maggiore in gravidanza rispetto al periodo pre- e post-gravidico 3. l’adeguatezza del trattamento sostitutivo deve essere controllata frequentemente misurando i livelli di TSH e ormoni tiroidei liberi nel siero.

Riassumendo, l’ipotiroidismo è l’alterazione tiroidea più frequente in gravidanza. In caso sospetto clinico e/o anamnestico è importante eseguire il prima possibile un prelievo ematico per il dosaggio del TSH e degli ormoni tiroidei, in quanto una diagnosi e un trattamento precoce dell’ipotiroidismo sono fondamentali per assicurare il pieno benessere sia alla madre che al bambino.

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Redazione NewSicilia



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