Medicina

L’importanza del miglior rapporto fra medico e paziente

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29 dic 2016 - 06:57

Domenico Grimaldi

L’intento del medico è la soluzione dei problemi del malato. L’oggetto privilegiato di conoscenza è il malato, non la malattia. Spostare l’attenzione o il focus dalla malattia alla persona è carico di notevoli implicazioni. Il malato risponde alle motivazioni ed è variabile nonché complesso. Ne consegue che non diviene necessaria la certezza e l’oggettività.

La malattia non più centrale viene vista come vissuto di malattia cioè illness e non disease. In questo orizzonte concettuale l’interazione fra medico e paziente acquista importanza divenendo a tutti gli effetti centrale. Prima la relazione con il malato era solo dovere etico e deontologico, senza partecipare realmente alla dinamica del processo di cura, per cui non vi era vero incontro fra medico e malato, ma una mera occasione di incontro che non modificava l’esito della consultazione. Essendo, invece, capace di modificare la malattia, considerata come vissuto soggettivo, viene decretata a tutti gli effetti la centralità della relazione in medicina. Ne deriva l’orientamento alla psicologia e sociologia, oltre che alla scienza medica, perché la medicina generale mette a fuoco anche l’individuo e le sue relazioni con i simili.

Il medico che lavora nel territorio esalta il metodo indiziario perché fuori dall’ospedale occorre dare una risposta al malato sulla base dei pochi elementi disponibili, da cui deriva che si deve decidere un’azione da intraprendere che non si traduce solo in una diagnosi ma anche in una azione irripetibile per quel malato in quel momento ed in quel contesto. Dagli indizi il medico di medicina generale trae la sua idea del modello di patologia in quel soggetto, trascendendo dalla classica clinica tradizionale. Si tratta di un sapere pratico che ha a che fare con il fiuto, l’occhio clinico, l’intuizione, un sapere diffuso che non è riducibile ai comuni insegnamenti scientifici.

Un secondo aspetto importante in medicina generale, collegato alla capacità di raccogliere indizi, è quello definito approccio narrativo alla realtà clinica, che utilizza l’aneddoto come fonte di conoscenza. Fare il medico di medicina generale significa seguire nel tempo una popolazione di singoli soggetti o individui, intessendo con ciascuno di loro una intima relazione, unica ed irripetibile.

Quanto detto consente di riflettere sui limiti della attività medica, conoscendo ciò che non può essere fatto. II sapere medico può essere contingente, ma non penetra nel tempo ogni singolo malato. Il medico segue il malato, di tratto in tratto, nel tempo, ma ogni singola consultazione è un nodo iniziale da cui si dipanano tante possibilità. La scienza non potrà mai dirci come si svolgerà la malattia nel singolo malato.

Nella pratica il medico di medicina generale ha tre strumenti a disposizione, cruciali per il lavoro e la conoscenza. La Semeiotica nella sua accezione più vasta, come macchina per la scoperta delle condizioni morbose, la Narrazione come strumento di trasmissione delle conoscenze, di ricerca e studio, la Negoziazione, utensile da usare nei conflitti della relazione medico-malato. Ogni medico ha un suo stile relazionale e di comunicazione, anche sulla base della propria personalità oltre che della esperienza professionali, adattando il modo di operare alle caratteristiche degli assistiti.

La centralità della relazione col malato in medicina generale è importante non solo per la necessità di un buon rapporto fra i due attori, ma anche perché la relazione è il vero motore della cura.

Redazione NewSicilia



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