Medicina

L’impatto sociale delle malattie reumatiche

malattie reumatiche
14 apr 2016 - 06:44

Domenico Grimaldi

È grande l’impatto sociale e sanitario delle malattie reumatiche per cui bisogna definire presto le linee organizzative dell’intervento pubblico, costruendo nel territorio una rete reumatologica con percorsi ben definiti.

Fra le malattie reumatiche vi sono condizioni di malattia molto diffuse e molto frequenti, mentre ve ne sono altre meno frequenti ad elevata competenza specialistica. In linea di massima occorre dire che le malattie reumatiche sono da gestire con interventi in prevalenza territoriali, coordinati e distribuiti per mezzo di una rete distribuita in modo capillare. Il malato reumatico va messo al centro, realizzando azioni di coordinamento ed integrazione dei vari livelli di assistenza al fine di migliorare la efficacia e la efficienza con buon uso delle risorse. Obiettivo primario deve essere il miglioramento della qualità di vita del malato reumatico, naturalmente attraverso la diagnosi precoce, la terapia personalizzata, la prevenzione.

Si dovrà garantire la continuità dell’assistenza monitorando le patologie che hanno ampia rilevanza sociale. Si dovrà di conseguenza realizzare una rete assistenziale integrata nel territorio con fondamentale partnership fra medico di famiglia e specialista territoriale, in ambito distrettuale.

Le malattie reumatiche meno frequenti hanno in genere un elevato impatto diagnostico ed hanno bisogno di competenze specialistiche con complessa organizzazione ed alta tecnologia per la sopravvivenza dei malati e la prevenzione di gravi disabilità. Le altre condizioni di malattie reumatiche molto più frequenti hanno minore impatto diagnostico, sono estremamente diffuse, necessitano tuttavia di un corretta gestione nel territorio per minimizzare il rischio della salute, ottimizzare la qualità di vita e le risorse disponibili. Obiettivi non secondari sono la predisposizione di piani organizzativi omogenei sul piano qualitativo, coordinando i centri di riferimento con le strutture ospedaliere e territoriali in modo da garantire la continuità del percorso assistenziale ed il monitoraggio epidemiologico di malattie ad ampia rilevanza sociale.

Redazione NewSicilia



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