Medicina

Iperemesi gravidica: nemica non solo nei primi tre mesi

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18 dic 2015 - 06:37

Giuseppe_Ettore

L’emesi gravidica, nausea e vomito, è una condizione presente nel 50-90% di tutte le gravidanze. Tale condizione si manifesta in maniera variabile, dalla semplice nausea mattutina al vomito continuo che persiste durante la giornata. L’iperemesi gravidica ne rappresenta la forma più grave ed è caratterizzata dalla presenza di più di tre episodi di vomito durante la giornata associati a chetonuria, alterazioni elettrolitiche (ipokaliemia), disidratazione e perdita di peso (> 5%). Questa patologia ha un’incidenza che oscilla tra lo 0.5% e il 2%.

La nausea e il vomito in gravidanza si presentano nel primo trimestre, raggiungendo un picco intorno alla nona settimana. Il 60% di questi casi si risolve entro la dodicesima settimana, un altro 30% arriva alla ventesima settimana mentre soltanto il 10% persiste fino al parto. Nelle forme più lievi è indicato utilizzare una serie di accorgimenti dietetici, come fare pasti salati “piccoli” e frequenti, assumere piccole quantità di acqua frequentemente durante la giornata, evitare cibi grassi e piccanti, preferire cibi ad alto contenuto di proteine e di carboidrati. Si raccomanda inoltre di ridurre le attività stressanti. Qualora tali provvedimenti non fossero sufficienti e la sintomatologia impedisse le normali attività quotidiane, si può ricorrere alla somministrazione di farmaci antiemetici.

Nelle forme più gravi è necessaria l’ospedalizzazione che permette l’idratazione endovena, la somministrazione di preparati multivitaminici (soprattutto tiamina), il controllo dei livelli plasmatici e urinari degli elettroliti e la somministrazione di terapie farmacologiche. Studi epidemiologici hanno rivelato che a soffrirne sono più di frequente donne giovani con una precedente storia di iperemesi gravidica; diabete, depressione, disturbi tiroidei e patologie gastrointestinali sono considerati fattori di rischio. Numerosi studi hanno inoltre evidenziato una correlazione tra comparsa di IG e feto di sesso femminile.

L’eziologia dell’iperemesi non è stata ancora completamente chiarita, ma si ritiene sia il risultato di interazioni complesse tra fattori biologici, psicologici e socio-culturali. Certamente all’origine sono individuabili turbe del sistema neuro-vegetativo dovute a elevati livelli sierici di gonadotropina corionica umana (hCG) e di estrogeni. Per porre una diagnosi corretta ogni altra possibile causa di nausea e vomito (epatite, pancreatite, ostruzioni del tratto gastroenterico, patologie a carico della tiroide, ulcere) deve essere esclusa, soprattutto quando i sintomi di ipermesi iniziano dopo il primo trimestre di gravidanza. Non esiste, infatti, un esame specifico e diagnostico per l’iperemesi gravidica.

L’iperemesi gravidica è diversa dal solito malessere mattutino con nausea e vomito. Molte donne affette da malessere mattutino ritengono di vomitare tutto quello che ingeriscono, ma se continuano ad aumentare di peso e non sono disidratate, non sono affette da un’iperemesi gravidica. La perdita di peso, la disidratazione e la chetosi confermano la notevole entità del vomito. I fattori psicologici hanno, nell’iperemesi gravidica, un’importanza preminente ma ciò non ne diminuisce il pericolo. L’iperemesi gravidica persistente è rara ma può essere associata a un grave danno epatico. I rilievi autoptici mostrano solitamente in questi casi una grave necrosi centrolobulare o delle estese zone di degenerazione grassa simili a quelle osservate nella denutrizione. L’acidosi e la disidratazione sono corrette con infusioni per via endovenosa di acqua, glucoso ed elettroliti. La paziente deve essere ricoverata in ospedale, mantenuta a letto e non deve assumere nulla per bocca per ventiquattro ore. Se necessario, devono essere somministrati antiemetici e sedativi. Dopo la correzione della disidratazione e del vomito acuto, si può iniziare un’alimentazione orale leggera, in piccole quantità e a frequenti intervalli e si può gradualmente aumentare, se ben tollerata. In genere, il vomito cessa dopo pochi giorni ma, a volte, il regime rappresentato dal digiuno, dalle infusioni EV e dai piccoli pasti deve essere ripetuto una o due volte.

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Redazione NewSicilia



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