Medicina

Indispensabile il cambiamento culturale ed organizzativo del servizio sanitario

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5 mag 2016 - 06:28

Domenico Grimaldi

Occuparsi in maniera globale delle malattie croniche non è una questione semplice in quanto sono necessarie soluzioni non solo efficaci ma anche sostenibili economicamente. La sfida cronicità sia sociale che economica, può definirsi di sicuro una vera emergenza per le istituzioni e per la professione, d’altra parte fornire risposte concrete sostenibili in tempi obbligatoriamente brevi ad un numero di persone in continua crescita è veramente un compito estremamente difficile per molte ragioni, non ultima la inderogabile necessità di cambiamenti culturali condivisi.

Il nostro servizio sanitario ha indubbiamente una buona organizzazione perché capace di prendersi carico delle persone sofferenti, malate, concedendo nella maggioranza dei casi risposte sanitarie complessivamente di buona qualità. Non può tuttavia non esser detto che urge un intervento politico amministrativo allo scopo di intervenire sull’efficienza ed efficacia del sistema migliorando in tal modo anche la qualità e la sicurezza delle cure ai cittadini.

L’invecchiamento della popolazione incide fortemente sui bisogni sanitari registrandosi una sempre più crescente prevalenza delle malattie croniche e degenerative con frequente esito in disabilità. Gli anziani sono in crescita progressiva per cui non si può non tener conto della presenza di un numero sempre crescente di malati anziani cronici, spesso non autosufficienti.

I cambiamenti strutturali della famiglia in direzione di una nuclearizzazione e assottigliamento si riflettono negativamente sulle buone vecchie reti familiari di solidarietà, per cui ne deriva che il sistema sociale oltre che sanitario dovrà dare risposte adeguate per scaricare la pressione dei malati cronici sui servizi sanitari e residenziali. La migliore risposta, a monte, è quella di diminuire il numero complessivo dei malati cronici invecchiando in buona salute, con anziani attivi, ma tale obiettivo al momento non è realisticamente raggiungibile per avere ad oggi trascurato la prevenzione e la promozione della salute nella nostra terra.

Gli attori professionali del servizio sanitario e le istituzioni politiche dovranno intervenire all’interno dei processi assistenziali per garantire la continuità dell’assistenza e l’integrazione sociale e sanitaria. Accanto ai cambiamenti organizzativi, indispensabili per fare prevenzione primaria e secondaria, ci si deve occupare delle malattie tipiche dell’invecchiamento e delle cronicità con la messa in opera di progetti e percorsi di presa in carico attraverso la costituzione di reti organizzative che riducano il peso delle complicanze, diminuiscano le disabilità e la non autosufficienza.

Il problema più serio da rilevare è la continuità dell’assistenza per cui occorre disegnare obbligatoriamente percorsi di salute con organizzazione in rete con nodi paritari ed interconnessi. La gestione integrata delle malattie croniche permetterà di controllare la progressione delle malattie migliorando la qualità della vita delle persone anziane, raggiungendo migliori risultati di salute. Realizzare ed implementare il percorso dei malati cronici migliora notevolmente la risposta del sistema, diminuisce la spesa con migliori risultati di salute e di qualità di vita.

I due pilastri fondamentali nella presa in carico sono sempre continuità assistenziale ed appropriatezza delle cure al di là di ogni altra considerazione. Mettere al centro della rete assistenziale la persona malata e raggiungere i migliori risultati attraverso protocolli condivisi che riguardano sia l’ambito di intervento sanitario che le modalità, i tempi e le motivazioni della effettiva presa in carico della persona malata. Cambiare l’organizzazione nel territorio con una medicina non più di attesa del malato ma di iniziativa è un compito delle cure primarie e del medico di famiglia, in particolare, ecco perché non bisogna avere paura dei cambiamenti se portano a lavorare meglio con migliori risultati di salute e risparmio di risorse già carenti. Non spetta di sicuro a me andare a caccia di sprechi, in tal senso ci sono persone ed istituzioni più preparate ed efficaci, non possiamo tuttavia abbassare la guardia per la tutela del nostro servizio sanitario già attaccato da ogni parte da lobby e potentati economici. Facciamo con dedizione e sacrifici la nostra parte senza concedere alibi a nessuno.

La priorità è esserci nell’interesse dei nostri pazienti.La rete dovrà prevedere comuni principi di organizzazione con articolazione di linee guida cliniche, garantendo a ciascuno il diritto di essere curato appropriatamente al momento giusto, nella giusta sede. La rete si fonderà sul principio di integrazione creando interazioni di competenze che permetteranno al medico di medicina generale di anticipare la diagnosi, identificando i soggetti a rischio ed allo specialista di attuare la classificazione della persona malata e della malattia, ritardandone insieme la evoluzione con un modello, adottato dalla regione Sicilia, nelle strutture ospedaliere, come Hub e spoke, dove il centro hub dovrebbe fornire la assistenza a più elevata complessità, in quanto di riferimento, con una rete di servizi in grado di selezionare i malati da inviare proprio ai centri di riferimento stabiliti dalla Regione.

Per potere attuare la presa in carico dei malati cronici,si utilizzeranno i registri di patologia provvisti di data base dinamici, delle persone malate, accessibili in via informatica a tutti gli attori sanitari della rete organizzativa di presa in carico. La precisa definizione della rete organizzativa non è tuttavia sufficiente di per sè a garantire la qualità del sistema se non si definiscono in maniera condivisa e paritaria i percorsi di diagnosi, terapia ed assistenza presupposto per avere certezza del migliore trattamento in continuità dell’assistenza, garantendo la appropriatezza organizzativa, diagnostica e terapeutica.

Si dovranno sviluppare profili di cura con approccio multidisciplinare, senza trascurare la informazione e la educazione sanitaria.

Nel nostro servizio sanitario la maggiore spesa è pubblica, con solo parziale opzione privatistica anche se il privato aumenta progressivamente la sua presenza non solo attraverso i tickets sempre più presenti ma anche per intervento diretto del cittadino per ridurre i tempi di attesa di prestazioni sanitarie o per intraprendere percorsi diversi. Nel nostro paese ancora persiste un buon rapporto fra risorse impiegate e risultati di salute nonostante la percezione pubblica del servizio sia spesso negativa. Il sotto finanziamento ormai costante del servizio pubblico, anche per il costante incremento di richieste di servizi sanitari da parte degli anziani, determina una sempre più evidente crisi finanziaria del sistema, con impossibilità non solo di migliorare ma anche di mantenere gli attuali standard di efficienza e qualità raggiunti.

Redazione NewSicilia



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