Medicina

I tumori tiroidei

Thyroide
21 dic 2015 - 06:24

Massimo Buscema

La prevalenza della patologia nodulare tiroidea è piuttosto elevata. Tuttavia il carcinoma della tiroide è presente solo in una piccola percentuale di noduli tiroidei (<5%). Ciò nonostante negli ultimi anni, l’incidenza della patologia neoplastica tiroidea è aumentata notevolmente grazie al miglioramento delle tecniche diagnostiche (ecografia tiroidea ed esame citologico mediante agoaspirato).

I tumori maligni della tiroide sono classificati, in base alle caratteristiche anatomopatologiche, in 4 istotipi: il carcinoma papillare (che rappresenta più dell’80% dei casi, metastatizza frequentemente per via linfatica ed è associato ad un’eccellente sopravvivenza), il carcinoma follicolare (rappresenta circa il 10% dei casi e metastatizza prevalentemente per via ematica con localizzazione a polmone e osso), il carcinoma indifferenziato o anaplastico (raro, tipico di soggetti di età avanzata, caratterizzato da rapida crescita, invasione delle strutture contigue e alto tasso di mortalità) e il carcinoma midollare (che produce calcitonina e può avere carattere familiare nel 25% dei casi ed essere associato alle sindromi MEN2).

Esistono dei fattori di rischio per lo sviluppo del tumore della tiroide quali radiazioni ionizzanti (carcinoma papillifero), carenza iodica (carcinoma follicolare), familiarità (soprattutto per il carcinoma midollare associato a sindromi genetiche come la MEN2). La clinica dei tumori tiroidei è quasi sempre assente. Solamente nelle forme più avanzate o indifferenziate vi possono essere sintomi e segni clinici di compressione o infiltrazione delle strutture adiacenti (disfonia, disfagia, dispnea).

All’esame obiettivo il nodulo neoplastico può presentare una maggiore durezza, ridotta mobilità rispetto ai piani sottostanti ed è solitamente non dolente. La presenza di linfonodi laterocervicali duri e indolenti può essere un segno di metastasi linfonodali.

Gli esami cardine nella diagnosi del tumore della tiroide sono l’ecografia tiroidea (che permette la valutazione delle principali caratteristiche di sospetto del nodulo tiroideo) e l’agoaspirato con esame citologico che permette di fare diagnosi nelle tireopatie nodulari. La calcitonina, invece, è un importante marker utile nella diagnosi del carcinoma midollare della tiroide.

La terapia del carcinoma differenziato (papillifero e follicolare) consiste nella tiroidectomia totale o parziale. Dopo l’intervento chirurgico, in base al livello di rischio del paziente (determinato dalle caratteristiche istologiche della neoplasia), può essere effettuata terapia radiometabolica, somministrando 131-I a scopo ablativo o terapeutico e con conseguente esecuzione di una scintigrafia totale corporea che permette di visualizzare eventuali foci anomali di captazione dello 131-I. A seconda del livello di rischio del paziente la terapia con tiroxina può essere somministrata a scopo soppressivo (TSH <0,1 mcU/ml), semisoppressivo (TSH compreso tra 0,1 e 0,4 mcU/ml) o o sostitutivo (TSH compreso tra 0,5 e 2,5 mcU/ml). Il fine della terapia soppressiva o semisoppressiva è quello di abbassare i livelli di TSH per ridurre lo stimolo proliferativo su eventuali foci neoplastici residui. Il follow-up di questi tumori fonda sostanzialmente sul dosaggio della tireoglobulina sierica e sull’ecografia del collo. Il tasso di recidive è solitamente basso per il carcinoma differenziato (15-20%) e il tasso di sopravvivenza a 10 anni supera il 90%.

Redazione NewSicilia



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