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24 dic 2015 - 06:42

Domenico Grimaldi

Nel nostro servizio sanitario di tipo universalistico la maggior parte della spesa è quella pubblica, essendo ridotta l’abitudine delle persone a ricorrere ad opzioni di tipo assicurativo privatistico, ad eccezione delle spese dentistiche, della medicina alternativa, anche se è sempre più frequente e sostenuta sia la compartecipazione alla spesa che il ricorso a percorsi differenziati per accelerare i tempi di attesa quale l’uso dell’intramoenia oppure la libera professione. Non possiamo sottacere comunque che l’Italia ha il miglior rapporto al mondo fra risorse pubbliche impiegate ed out comes clinici quale attesa di vita, vaccinazioni ed altro. La nota qualità della nostra assistenza, unitamente alle migliorate condizioni di vita, ha generato un primato impegnativo, essendo noi al secondo posto, dopo il Giappone per popolazione sopra i 65 anni.

Fra qualche anno ci sarà un’ulteriore richiesta di servizi e prestazioni sanitarie per un importante ulteriore aumento dell’invecchiamento. La spesa sanitaria tenderà a crescere a fronte di una decrescita della capacita contributiva dei soggetti attivi. All’incremento dei pensionati, dei non autosufficienti e degli invalidi si accompagnerà l’incremento del differenziale fra spesa sanitaria e bisogno di salute delle persone. Da questo deriva la necessita in atto già evidente di aumento della spesa privata e della compartecipazione attraverso i ticket. Il sistema tuttavia è rimasto ospedalocentrico, nonostante tutti gli sforzi teorici, con una prepotente richiesta delle persone di assistenza nel proprio domicilio o in prossimità dello stesso.

È urgente strutturare una assistenza di intensità medio bassa perché la riduzione della mortalità e l’aumento delle patologie croniche richiede tale tipologia di assistenza. Non favorevole in tal senso la diminuzione dei professionisti della salute che per quanto riguarda i medici diminuiranno vertiginosamente rispetto alle reali esigenze. La fuga dei medici dal ssn per ragioni di età creerà anche un possibile scenario di decadimento, anche qualitativo, perché il blocco del turnover del personale sanitario escluderà la possibilità di affiancare i giovani professionisti a quelli più anziani ed esperti.

Una quantità sempre maggiore di persone, nel tempo, sarà a rischio di perdita dell’autosufficienza e di questo non si può non tenere conto, quale fattore legato ad una maggiore fragilità della persona, anche se anziana non necessariamente malata o disabile.

Il numero di persone anziane affette da una o più malattie comunque aumenta come effetto dell’incremento della longevità e la disabilità è noto come cresca con l’età. L’invecchiamento espone a malattie e complicanze anche di tipo cronico, facendo lievitare consumi sanitari e spesa. Aumentano le malattie cardiovascolari, il diabete, l’alzheimer, le malattie neuro degenerative, i tumori, le malattie croniche dell’apparato respiratorio, le muscolo scheletriche. Le malattie croniche impongono agli anziani un peso elevato in termini di salute, per la loro lunga durata, per i costi e per la diminuzione della qualità della vita. La transizione epidemiologica è del tutto evidente visto che le malattie croniche e degenerative sostituiscono, per numerosità ed impatto, le malattie acute ed infettive nella comunità.

Redazione NewSicilia



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