Il medico risponde

Le gammapatie monoclonali

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26 giu 2016 - 06:10

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Nino Rizzo

Ho fatto delle analisi di controllo e mi è stato rilevata una gammapatia monocolonale. Non ho capito bene di cosa si tratti e sono molto preoccupato. (g.p.)

Le gammapatie monoclonali sono quadri clinico-laboratoristici caratterizzati dalla proliferazione e dall’accumulo nel midollo osseo di un clone plasmacellulare sintetizzante immunoglobuline (Ig) identiche per caratteristiche isotipiche (stessa classe di Ig) e idiotipiche (stesso sito di legame con l’antigene nella regione variabile), complete o incomplete, rilevabili nel siero e nelle urine. Tali proteine, se prodotte in quantità sufficienti, si evidenziano al tracciato dell’elettroforesi delle proteine sieriche e/o urinarie come proteina singola, migrante in zona specifica del tracciato stesso e prendono appunto il nome di componente monoclonale. Tale riscontro è un evento frequente e assai spesso incidentale, in occasione, come nel suo caso, di accertamenti diagnostici vari. Nella maggior parte dei casi, in oltre il 50%, si identifica con le cosiddette gammapatie monoclonali di incerto significato (MGUS): tale definizione, coniata circa 35 anni addietro, indica una entità nosologica in cui, pur non essendo il rilevamento della componente monoclonale associato alla presenza di mieloma multiplo o altri disordini specifici correlati, si riscontra un rischio aumentato di evoluzione verso tali discrasie plasmacellulari rispetto alla popolazione generale. Oltre alle MGUS numerose sono le patologie che si associano alla componente monoclonale: mieloma multiplo (18%), amiloidosi (10%), linfomi non Hodgkin (5%), plasmocitoma solitario (3%). Le gammapatie monoclonali sono prevalenti nei maschi con un marcato aumento all’avanzare dell’età. Le MGUS in sintesi sono di natura benigna poiché decorrono in maniera sintomatica e non impongono alcun trattamento specifico: sono tuttavia contraddistinte da un rischio basso ma continuo di progressione verso patologie evolutive, di circa l’1% l’anno, e quindi in tal senso sono considerate condizioni pre-morbose che impongono un attento monitoraggio clinico-laboratoristico.

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Redazione NewSicilia



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