Medicina

Formazione, educazione e informazione in sanità

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13 apr 2016 - 06:30

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Oggi prendo spunto da 2 articoli pubblicati su periodici che si occupano di Salute e che riguardano due temi a cui si fa riferimento nel titolo. Il primo cita una dichiarazione del professore Walter Ricciardi, presidente dell’istituto Superiore di Sanità, che testualmente dice: “In Inghilterra rischiavo l’espulsione se non ero in regola con la formazione medica continua (ECM)”. Quanto dichiarato dal prof. Ricciardi segue il dato italiano che ancora oggi nel nostro paese non tutti i medici seguono le regole dell’aggiornamento continuo che, come si sa, deve essere certificato dall’ordine professionale dei medici. Nonostante siano già passati molti anni dalla introduzione dell’obbligo di aggiornamento, ci sono molti medici che non conoscono o non vogliono conoscere queste regole, anche se sancite per legge e dal nostro codice deontologico.

È pur vero che nella formazione ed educazione continua si sono registrate molte storture e talvolta affari poco leciti, ma resta valido il principio che oggi al medico si chiede un aggiornamento continuo delle proprie conoscenze in materia di salute e non solo di queste. La formazione con l’ente preposto a questa, mi riferisco all’Università, fornisce le basi scientifiche della “Medicina”; ma questo non basta quando si passa alla pratica quotidiana, anche perché è sotto gli occhi di tutti che le conoscenze oggi seguono la ”velocità della luce”.

L’Italia, che ha dato alla storia della medicina numerosi nomi, oggi non può restare fuori da questa competizione, perché come in molti paesi avere conseguito una specializzazione o un titolo accademico è solo una tappa della carriera medica ma non il traguardo finale. Oggi al medico il cittadino, paziente o semplice cittadino, richiede qualcosa in più ed esattamente informazioni sulle malattie, sulle nuove terapie e sulle nuove indagini ed ancor di più un’educazione comportamentale rispetto allo stato di salute. Educazione non è dare informazioni o notizie, ma è quel meccanismo pedagogico che porta a tirare fuori (da e-ducere in latino) conoscenze proprie della persona opportunamente formata ed informata. Se il medico non si attiva allo studio continuo non può mai essere un educatore, qualità che oggi si rende necessaria alla luce delle ristrettezze economiche.

Un paziente ben educato alla conoscenza della propria malattia, fa risparmiare al Servizio sanitario nazionale, in quanto non dovrebbe incorrere in quegli accidenti che la malattia stessa porta se trascurata.

Il secondo articolo a cui facevo riferimento sopra è la dichiarazione della dottoressa Ketty Vaccaro, responsabile dell’Area Salute e Welfare del Censis, che afferma: ”I dati dimostrano che se i pazienti e le famiglie non ricevono dai medici le giuste informazioni sulla malattia, si rivolgono ad internet”. Questa dichiarazione contiene due concetti: il primo che è sempre il medico la figura a cui le persone danno o vogliono dare la massima fiducia (principio di affidamento), ma è altrettanto vero che dietro l’angolo c’è internet che spesso viene chiamato a giudice dell’operato del medico. Questo significa che oggi al medico viene richiesta una conoscenza precisa, veritiera e aggiornata e una competenza nel confutare teorie propagandistiche che spesso si ritrovano sul Web. Questa è la vera sfida di oggi!!

Redazione NewSicilia



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