Medicina

Fibrillazione atriale: cos’è e come si riconosce

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5 apr 2016 - 06:36

Corrado-Tamburino

La fibrillazione atriale (FA) è la più comune aritmia cardiaca sostenuta. Colpisce l’1-2% della popolazione e la prevalenza aumenta con l’età, da 0,5% a 40-50 anni al 5-15% a 80 anni. La FA è associata a molteplici condizioni e patologie quali età avanzata, valvulopatie, scompenso cardiaco, cardiomiopatie, difetti del setto interatriale, pregresso intervento cardiochirurgico, ipertensione arteriosa, coronaropatia, tireotossicosi. Soprattutto nei casi a precoce insorgenza esiste inoltre una componente familiare.

Dal punto di vista fisiopatologico la FA si caratterizza per la presenza, a livello atriale, di focolai ad aumentato automatismo e multipli circuiti di rientro che danno origine a numerose onde di attivazione che invadono disordinatamente l’atrio. Quindi nella FA l’atrio è continuamente attivato, e da un punto di vista meccanico questo fenomeno corrisponde ad una paralisi atriale: la contrazione rapida, irregolare e scoordinata dei miociti e la desincronizzazione dell’attività delle diverse aree atriali si traduce in una contrazione priva di efficacia emodinamica che determina mancanza del contributo atriale al riempimento dei ventricoli e predispone alla formazione di trombi. La principale complicanza della FA è infatti il tromboembolismo, che è responsabile di un aumento del rischio di ictus: si ritiene infatti che la FA sia la causa di circa il 15% degli ictus ischemici.

La FA può essere asintomatica (silente) o presentarsi con un quadro sintomatologico caratterizzato da: palpitazioni, che sono il sintomo più frequente, legato alla irregolarità del ritmo ed alla frequenza ventricolare media generalmente elevata; dispnea; facile affaticabilità; capogiri; dolore toracico. La sintomatologia è presente nel 70% dei casi. La diagnosi viene eseguita con un elettrocardiogramma a 12 derivazioni. Nei pazienti che presentano sintomatologia sospetta può essere utile l’esecuzione di un monitoraggio ECG Holter.

Con la collaborazione della dott.ssa Giordana Finocchiaro

Redazione NewSicilia



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