Medicina

Fertilità, procreazione e finanza

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2 dic 2015 - 06:22

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Il giorno 11 novembre di quest’anno su questo giornale ho affrontato il tema dell’aborto e dei dati ufficiali trasmessi al ministero della salute, che indicavano una riduzione di essi. Oggi voglio sottoporre al lettore alcune riflessioni determinate dall’allarme lanciato da alcuni epidemiologi, andrologi e ginecologi. Sembra, infatti, che si vada diffondendo sempre più “una epidemia” di infertilità nei paesi industrializzati dovuta a diversi fattori tra cui l’età, sempre più avanzata, in cui le coppie decidono di avere un figlio, stili di vita non consoni ad una vita sana, e poi ancora ad infezioni degli organi riproduttivi, spesso non diagnosticati in tempo e mascherati dall’uso di antibiotici con terapie” fai da te”.

Per molte coppie la paura del rischio di non potere avere figli da adulti maturi, sembra essere superato dal grande parlare delle varie tecniche di procreazione medicalmente assistita. Purtroppo non sempre questa è possibile, tenuto conto anche dei costi elevati per eseguire queste tecniche. Ma un fatto interessante è l’allarme che la stampa internazionale della finanza lancia e segnatamente che nel 2050 la popolazione in età lavorativa si ridurrà del 5%. Da questo dato si invocano misure ad incentivare le nascita. Pertanto la paura del sovraffollamento del nostro pianeta con conseguente diminuzione della disponibilità di alimenti, principalmente diffusasi nel secolo precedente, oggi è stata superata dall’aumento della produttività agricola che si è dimostrata in grado di “alimentare più bocche”.

Le tesi del sovraffollamento del nostro pianeta furono portate avanti da Thomas Malthus e da Paul Ehrlich che condussero alle norme della pianificazione familiare per il controllo della popolazione, ancora oggi portate avanti da alcune organizzazioni nei Paesi del Terzo Mondo. Le tesi di Malthus e di Ehrlich, pur trovando grande consenso, furono contestate da Alvin Hansen e alcuni suoi allievi che sostenevano l’impantanamento dell’economia statunitense dovuta alla flessione demografica. Le previsioni di Hansen sarebbero diventate realtà nel 1996 in un Paese come il Giappone, quando ci si accorse che la popolazione in età lavorativa era fortemente diminuita. Il Giappone è un caso estremo, ma il resto del mondo avanzato e molte economie emergenti stanno seguendo percorsi simili. L’ONU oggi annuncia che l’anno prossimo, per la prima volta dal 1950, la popolazione in età lavorativa registrerà un segno meno, e nel 2050 sarà ridotta del 5%. In Corea del Sud diminuirà del 26%, in Giappone del 28% e in Germania e in Italia del 23%. La Cina, che sta registrando una diminuzione della sua popolazione e che nel 2050 dovrebbe scendere del 21%, dal mese di ottobre 2014 ha abbandonato “la politica del figlio unico” e sta pensando di dare incentivi economici per incoraggiare le famiglie a fare figli.

Sempre gli economisti non ritengono che l’immigrazione sia il giusto rimedio, anche perché, dopo i giovani, cominciano ad arrivare “ i più grandi”; pertanto servirà guardare dentro i confini nazionali per mettere fine all’inverno demografico. Coloro che studiano i dati e i numeri pongono la soglia di 2,1 figli per donna, come dato necessario per mettere fine a questa stagione demografica.

Redazione NewSicilia



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