Medicina

Farmaci con molecole diverse non sono “equivalenti”

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8 giu 2016 - 06:24

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Non si possono cambiare le carte in tavola mettendo in equivalenza terapeutica farmaci che contengono principi attivi diversi, sostenendo che hanno la stessa efficacia dei medicinali originatori. Mettendo poi, sempre in capo al medico ogni responsabilità di scelta, conferendogli libertà prescrittiva. Se la determina dell’Aifa (ora sospesa), che consente alle Regioni di ridurre la spesa farmaceutica comprando all’asta al prezzo più basso medicinali “equivalenti”, dovesse essere esecutiva, solo il farmaco più economico resterà mutuabile, mentre tutti gli altri saranno a carico dei malati. Salvo per il malato decidere di cambiare terapia utilizzando quello battuto all’asta dalle Asl che utilizza principi attivi differenti.

Circa 1.500 specialità medicinali rischiano con quel provvedimento di non essere più rimborsate dal Ssn. Questo non vuol dire fare terrorismo psicologico sugli ammalati perché la scelta dipenderà comunque da un’alleanza tra medico e paziente, non certo solo dal medico. Così come non vuol dire che farmaci considerati ‘equivalenti’ non siano efficaci o poco sicuri. Il punto è che gli equivalenti non sono l’originatore perché sovrapponibili, cioè sono medicinali che possono contenere principi attivi diversi. E non è detto che un ammalato reagisca allo stesso modo utilizzando un principio attivo diverso.

Da qualche giorno, l’Aifa ha deciso di sospendere per 90 giorni la determina 458 del 31 marzo per risolvere le criticità contestate da più parti. Ma resta altissimo il pericolo che non si tratti di una marcia indietro, visto l’interesse che hanno le Regioni di poter risparmiare consistenti risorse nella sanità pubblica. Secondo alcuni criteri stabiliti dalla Commissione tecnico scientifica (Cts) dell’Agenzia, pur contenendo molecole differenti, possono chiedere una valutazione di equivalenza terapeutica i principi attivi che rientrano nella stessa classificazione “ATC di quarto livello”; quelli che possono essere somministrati con la stessa posologia e che non hanno evidenza di superiorità rispetto ad altri farmaci per la stessa terapia. Ma anche i principi attivi per i quali vi sia un’esperienza d’uso e almeno 12 mesi di rimborsabilità da parte del Servizio sanitario nazionale. Cosa succederà l’anno successivo se un paziente dovesse cambiare farmaco? È chiaro che i nuovi farmaci saranno completamente a suo carico.

Redazione NewSicilia



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