Medicina

Efficacia del calcolo dei carboidrati nel controllo glicemico del diabete

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28 set 2015 - 06:25

Massimo Buscema

Il diabete mellito di tipo 1 (DMT1) è una patologia cronica caratterizzata dall’aumento dei valori glicemici conseguente ad una assente secrezione insulinica e di conseguenza necessita la somministrazione quotidiana di insulina, anche più volte al giorno. Il DMT1 colpisce prevalentemente bambini e adolescenti (“diabete giovanile”), ma può manifestarsi anche in giovani adulti (in Italia la prevalenza si aggira tra lo 0,4 e l’1 %).

Il paziente con diabete mellito di tipo 1 deve affrontare, nella propria quotidianità, gli infiniti problemi che la sua condizione gli impone: iperglicemia e ipoglicemia, somministrazione di insulina, controllo glicemico, scelta degli alimenti. Nell’ambito dell’educazione alimentare del paziente diabetico di tipo 1, è stato recentemente proposto il metodo del conteggio dei carboidrati (o calcolo dei carboidrati o CHO counting) che consente di fare una stima del contenuto in carboidrati di un pasto e di calcolare il bolo insulinico corrispettivo da somministrarsi, anche a fronte della glicemia capillare riscontrata in quella circostanza.

Nei soggetti con diabete di tipo 1 (DT1) è importante stimare il fabbisogno insulinico pre-prandiale per evitare che il paziente incorra in episodi di iper- o ipoglicemia. L’uso del metodo del conteggio dei carboidrati impone un’attenta educazione da parte del team diabetologico. Il processo educazionale consta di tre fasi:
Fase 1. Sapere cosa sono i carboidrati, conoscerne il contenuto negli alimenti, saper valutare il volume di ogni singola porzione e il rispettivo contenuto di carboidrati;
Fase 2. Conoscere come scambiare gli alimenti contenenti CHO, mantenendo costante l’apporto al singolo pasto;
Fase 3. Individuare il rapporto insulina/CHO per adattare la terapia ai CHO introdotti coi pasti.

La conoscenza dei CHO non è certamente un obiettivo da considerare futile o superfluo. È importante, infatti, anche conoscere che al più comune nome di “carboidrati” equivalgono i termini “glucidi”, “zuccheri”, “amidi”. Tale precisazione risulterà utile, in seguito, per la corretta lettura delle tabelle nutrizionali presenti negli alimenti confezionati. La conoscenza del macronutriente in questione è essenziale anche per una più semplice identificazione degli alimenti che lo contengono. Spesso si ignora il contenuto glucidico di legumi, tuberi, frutta, latte, bevande commerciali e alimenti impanati considerando erroneamente solo quello di pasta, pane, cereali e dolciumi.

Nelle fasi iniziali dell’apprendimento, si ricorre all’uso della bilancia e alla pesata sia a crudo e al netto degli scarti che degli alimenti cotti. Questa tecnica è certamente la più esatta e la più utile, specie nelle fasi iniziali, ma difficile da praticare quotidianamente in ogni circostanza. Per tale ragione parallelamente all’uso della bilancia, si avviano i pazienti al ricorso a metodi alternativi quali i diari fotografici tascabili degli alimenti (per confrontare le loro porzioni a quelle rappresentate, valutarne peso e volume e poi verificarne il contenuto in CHO) e l’utilizzo di unità di misura casalinghe (cucchiai, tazze, bicchieri, brocche graduate, piatti, mestolo, ecc…).

Valutando, mediante l’utilizzo dello stesso strumento, sia l’alimento crudo che cotto, i pazienti svilupperanno la capacità di apprezzare il cambiamento di volume della porzione cotta rispetto a quella cruda e impareranno così anche la stima visiva degli alimenti. Stimare il peso della porzione di alimento che si intende consumare e di conseguenza, conoscere il contenuto in carboidrati per 100 gr dell’alimento considerato, spesso, risulta complesso, con il rischio di commettere degli errori. La stima visiva degli alimenti, infatti, necessita di un allenamento più o meno lungo che consta di tappe successive.

Bisogna sottolineare che il rapporto insulina/CHO è specifico per ogni singolo paziente diabetico. Tale variabilità è determinata da diversi fattori tra i quali si ricorda in prima istanza la sensibilità insulinica. In soggetti con una sensibilità all’insulina maggiore, un’unità di insulina metabolizzerà un numero di grammi di CHO superiore a quello metabolizzato dalla stessa unità di insulina in soggetti con una più ridotta sensibilità insulinica. Non è insolito, inoltre, trovare nello stesso soggetto diversi rapporti I/CHO nei diversi momenti della giornata (colazione, pranzo e cena). Al fine di ottenere una stima quanto più fedele possibile del rapporto I/CHO è fondamentale che i soggetti abbiano raggiunto un buon compenso glicemico siano esenti da particolari condizioni di stress o di malattia, rendano nota al team un’eventuale attività fisica praticata costantemente.

Il calcolo dei carboidrati si è rivelato un prezioso strumento, efficace nel migliorare il compenso glicemico. L’uso di tale strumento educativo determina, infatti, una riduzione del picco glicemico post-prandiale e conseguentemente dei valori di emoglobina glicata (HbA1c), minor numero di episodi ipoglicemici, ridotta variabilità glicemica. Si è evidenziato inoltre un miglioramento della qualità della vita dei pazienti con DTM1 per una riduzione dei sentimenti negativi correlati alla malattia (ansia/paura, rassegnazione, sfiducia in se stessi) e una maggiore capacità di autogestione che comprende anche l’alimentazione e la libertà nelle scelte alimentari.

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Redazione NewSicilia



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