Il medico risponde

Ecografie all’addome e abuso di cortisone

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4 ott 2015 - 06:35

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Nino Rizzo

Faccio spesso dei controlli ecografici dell’addome. Qual è la giusta preparazione? (M.N.)

L’ecografia addominale è un esame diagnostico non invasivo che, attraverso l’utilizzo di ultrasuoni emessi da una sonda, permette di visualizzare i principali organi e vasi sanguigni della cavità addominale, al fine di individuare la maggior parte delle patologie che interessano questi. Al fine di trasmettere più in profondità gli ultrasuoni viene applicato un gel umido nella zona da esaminare, a contatto con pelle e sonda. In particolare vengono esaminati il fegato, colecisti, vie biliari, pancreas, milza, reni, aorta, vescica e gli organi genitali interni. L’esame è totalmente indolore anche se, qualora la zona fosse infiammata, il paziente potrebbe percepire una leggera sensazione di dolore. Nei due giorni che precedono l’ecografia si consiglia una dieta povera di scorie composta essenzialmente da carne e pesce (lesso o ai ferri), formaggi stagionati con moderazione e frutta ben sbucciata. Andranno invece evitati verdure, bevande gassate, alcolici, pane, pasta e altri cereali, specie se integrali. Ci si deve presentarei all’esame a digiuno da almeno 8 ore da un pasto povero di grassi. Durante questo lasso di tempo è concesso soltanto il consumo di acqua, rigorosamente liscia (non gassata), mentre vanno evitate caramelle, confetti e fumo di sigaretta. Per ridurre ulteriormente la presenza d gas nel tratto gastroenterico, alcuni centri consigliano l’assunzione di carbone vegetale o simeticone nei due giorni precedenti l’esame, dopo i pasti principali. Per un corretto esame dell’addome inferiore, in particolare della vescica, occorre presentarsi a vescica piena, bevendo 1 litro di acqua circa un’ora e mezza prima dell’appuntamento. L’acqua va bevuta in non più di 20 minuti. Se si effettua solo l’ecografia all’addome inferiore non occorre seguire la dieta descritta in precedenza. In pazienti con grave insufficienza cardiorespiratoria o renale, o che per altri ragioni non possono assumere grandi quantità di liquidi, si consiglia semplicemente di astenersi dall’urinare per 4-6 ore, bevendo normalmente secondo le proprie abitudini di vita.

Sono affetto da artrite reumatoide e purtroppo assumo spesso del cortisone. Mi date qualche dritta su come utilizzarlo al meglio minimizzando gli effetti collaterale? (P. A.)

I cortisonici, se usati per lunghi periodi, possono dare degli importanti effetti collaterali: diabete mellito, ipertensione arteriosa, osteoporosi, cataratta, glaucoma, aumento di peso, solo per citare i più comuni e conosciuti. Nello stesso tempo però i cortisonici sono farmaci fondamentali ed insostituibili nella cura di molte patologie per cui non se ne può fare spesso a meno. Bisogna quindi imparare ad utilizzarli al meglio minimizzando appunto i possibili effetti collaterali. È buona norma nelle terapie prolungate, per esempio, assumere sempre il cortisone al mattino presto perché così facendo si interferisce meno con il normale ritmo circadiano del cortisolo endogeno. Quando possibile i dosaggi vanno ridotti e si deve passare ad una somministrazione pulsata, cioè a giorni alterni. La riduzione posologica graduale, il c.d. svezzamento dal cortisone, è invece necessario solo quando si somministrano dosaggi elevati e comunque per periodi che superino le tre settimane. Non è necessaria una protezione gastrica quando i cortisonici vengono utilizzati da soli perché non hanno azione gastrolesiva diretta, mentre la protezione gastrica è obbligatoria quando vengono utilizzati in associazione con gli anti-infiammatori. Bisogna stare attenti anche ad esporsi al sole quando si è in terapia con cortisonici per i possibili effetti fotosensibilizzanti con conseguenti eritemi e scottature. Un paziente in terapia cortisonica deve posticipare qualsiasi tipo di vaccinazione perché si potrebbe avere una risposta anticorpale non ottimale. In gravidanza ed allattamento non ci sono controindicazioni assolute anche se ovviamente vanno sempre prescritti dal medico curante. I cortisonici stimolano l’appetito per cui i pazienti devono osservare una dieta ipocalorica e fare, compatibilmente con la patologia di base, una moderata attività fisica.

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