Medicina

Dopo l’IVG quale metodo contraccettivo?

ivg
22 apr 2016 - 06:59

Giuseppe_Ettore

L’articolo 14 della legge 194/78 recita: “Il medico che esegue l’interruzione della gravidanza è tenuto a fornire alla donna le informazioni e le indicazioni sulla regolazione delle nascite (…)”. Questa norma, che dovrebbe essere nota a tutti, è molto spesso disattesa nei nostri ospedali, dove non sempre è garantita la dovuta attenzione alla contraccezione nel dopo Ivg. Come sottolineato in tutte le linee guida, è invece molto importante che lo staff della struttura che ha praticato l’intervento di Ivg si assicuri che la donna abbia ricevuto informazioni adeguate sulla contraccezione, compresa quella d’emergenza, che il metodo scelto le sia fornito e che possegga i riferimenti del centro per la pianificazione familiare più vicino. Dopo una interruzione volontaria di gravidanza si assiste infatti ad una rapida ripresa dell’ovulazione, con l’83% dei cicli ovulatori già nel primo mese dopo l’intervento.

I dati sulle Ivg ripetute indicano come sia necessario uno sforzo mirato a garantire una contraccezione adeguata a questo gruppo di donne. I dati Istat 2013 riportano una percentuale di ripetizione delle Ivg del 26.8%, con importanti differenze tra le donne italiane (20.9%) e le donne straniere (38%), che già può indicare una difficoltà per alcune donne nell’accesso ai servizi sanitari per la pianificazione familiare. Chi richiede l’Ivg ha spesso alle spalle un fallimento di un metodo contraccettivo, perché fatica ad attenersi allo schema di assunzione di un contraccettivo orale oppure perché́ non riesce ad utilizzare correttamente il condom. I dati dell’Oms riportano infatti una differenza significativa nella efficacia dei metodi di barriera e nei metodi ormonali (pillola, anello, cerotto) tra uso perfetto e uso tipico e una percentuale elevata di abbandono del metodo entro i 12 mesi dalla prescrizione. Si verifica pertanto la necessità di trovare un metodo contraccettivo che sia efficace, di semplice utilizzo e reversibile, considerato che alcuni studi dimostrano che c’è una bassa richiesta di sterilizzazione post Ivg.

I metodi contraccettivi LARC (Long Acting Reversibile Contraception) rispondono bene alle caratteristiche del metodo ideale perché́ la loro efficacia non richiede una particolare attenzione nell’attenersi ad un preciso schema di utilizzo e perché́ i dati della letteratura indicano una elevata continuità̀ di utilizzo del metodo a 12 e a 36 mesi. In particolare una recente pubblicazione del gruppo CHOICE riporta una continuità̀ di utilizzo a tre anni dei metodi LARC del 67%, contro il 31% dei metodi non LARC.

I metodi LARC comprendono il tradizionale IUD al rame, i sistemi intrauterini a rilascio di levonorgestrel e l’impianto contraccettivo sottocutaneo a lento rilascio di etonogestrel. Nonostante siano noti i dati relativi alla loro efficacia e alla loro sicurezza in termini di possibili effetti collaterali, la diffusione dei metodi LARC nel mondo occidentale è ancora limitata. È evidente la presenza di ostacoli di tipo culturale ed economico rappresentati dalla scarsa informazione dei medici, dalla scarsa conoscenza dei metodi da parte delle pazienti, dal costo iniziale dei dispositivi e in alcuni casi dalla mancanza di competenze relative alle procedure di inserimento. Lo studio CHOICE ha coinvolto diecimila donne nell’area di St. Louis, negli Stati Uniti, con lo scopo di abbattere gli ostacoli culturali ed economici alla diffusione dei metodi LARC. I ricercatori hanno dimostrato che fornendo un adeguato counselling alle donne, garantendo l’accesso ai metodi LARC anche alle adolescenti e alle nullipare, fornendo il metodo scelto gratuitamente per tre anni, i tre quarti delle donne sceglievano un metodo LARC.

Una review della Cochrane indica che l’inserimento dei dispositivi intrauterini durante l’Ivg non si associa a rischi aumentati di perforazione o di infezione. La conclusione della review è a favore dell’inserimento dei dispositivi intrauterini durante l’Ivg. L’impianto sottocutaneo, per l’elevatissima sicurezza contraccettiva, risponde altrettanto bene ai criteri di un metodo ideale per il post Ivg. Può essere inserito durante l’intervento e non richiede alcun controllo successivo. L’unico problema segnalato è che l’aderenza al metodo richiede un accurato counselling in merito alle modificazioni del ciclo mestruale che accompagnano l’utilizzo dell’impianto. L’impianto può oltretutto essere inserito anche alle pazienti che abbiano optato per l’Ivg farmacologica. In questo l’inserimento sarà̀ effettuato al momento della somministrazione delle prostaglandine, oppure prima della dimissione. L’efficacia della pratica dell’inserimento del metodi LARC al momento dell’intervento di Ivg è stata valutata in diversi studi che hanno evidenziato una riduzione significativa delle Ivg ripetute nelle pazienti che hanno scelto questi metodi. È pertanto importante che tutti i centri che praticano le Ivg predispongano un percorso che garantisca un counselling adeguato sulla contraccezione e che dia la possibilità̀ che il metodo scelto venga fornito già̀ al momento dell’intervento. Sarebbe auspicabile a tal fine che i dispositivi fossero forniti gratuitamente alle pazienti.

Attualmente alcuni centri garantiscono la disponibilità dei dispositivi attraverso una compartecipazione della spesa da parte delle pazienti che acquistano lo IUD o l’impianto a prezzo di costo in regime libero-professionale al momento dell’accesso all’ambulatorio per l’Ivg, altri invece lo forniscono gratuitamente, con costo totalmente a carico dell’Azienda Ospedaliera, altri ancora richiedono alle pazienti di acquistarli nelle farmacie esterne a prezzo pieno.

Redazione NewSicilia



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