Medicina

Il dolore ischemico coronarico

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13 set 2016 - 06:59

Corrado-Tamburino

Il dolore costituisce in sintomo principale di allarme nel paziente affetto da una coronaropatia ischemica. Le caratteristiche semeiologiche fondamentali del dolore ischemico coronarico riguardano la sede, l’irradiazione, l’intensità, la qualità, la modalità di insorgenza, la durata e gli eventuali sintomi di accompagnamento.

Nella presentazione clinica tipica la sede del dolore è retrosternale, ma può essere epigastrica o interscapolovertebrale con irradiazione, spesso, al braccio sinistro o al giugulo, alla mandibola e alle spalle. Sovente questo dolore viene avvertito come senso di costrizione al petto, talvolta come schiacciamento, fastidio o bruciore la cui durata è variabile: generalmente la durata non è di pochi attimi (ad es. la “fitta”) ma almeno di 15 minuti. La durata breve entro i 15 minuti in genere esclude una necrosi miocardica, mentre dopo i 15 minuti la probabilità di necrosi miocardica cresce con la durata, diventando quasi certezza dopo i 30 minuti. Questo è ciò che differenzia l’angina dall’infarto: la riduzione dell’apporto ematico alle cellule miocardiche nell’angina è di tipo transitorio, nell’infarto invece è tale da causare una necrosi (morte cellulare) più o meno estesa del muscolo cardiaco.

Per quanto riguarda la modalità d’insorgenza, nel 70% dei casi insorge a riposo, spesso di notte, e solo in un 30% dei casi durante o subito dopo uno stress fisico o psichico. Inoltre, ricordatevi che il dolore ischemico non varia col decubito, con gli atti del respiro e non subisce modifiche con la digitopressione.

Quali sono i sintomi di accompagnamento? Tipica è la sudorazione algida profusa, ma anche altri sintomi come la dispnea, l’astenia, la nausea, l’agitazione e i disturbi della coscienza.

Alla presentazione clinica tipica appena esposta, si contrappone una presentazione atipica: il paziente può lamentare dolore isolato a ciascuna delle sedi di irradiazione precedentemente descritte, senza riferire contemporanea presenza di dolore toracico tipico. Inoltre, in alcuni pazienti ischemici cronici la durata del dolore in corso di angina pectoris può essere maggiore di 30 minuti senza che si verifichi un processo di necrosi miocardica.

Infine, è molto importante ricordare che il 20% circa dei pazienti con infarto acuto al miocardio, soprattutto se diabetici, presenta un quadro di ischemia silente! Ciò vuol dire che in corso di patologia coronarica ischemica il paziente non riferisce alcuna presenza di dolore toracico. In questi casi, il paziente può giungere all’osservazione del medico presentando uno dei seguenti quadri clinici: dispnea; sincope; intensa astenie; stato confusionale; apparente benessere cui concomita un riscontro ECGrafico accidentale di IMA!

Da quanto esposto si ben deduce che in cardiologia, come in altre branche mediche, non c’è nessuna regola! Ogni sintomo e segno va valutato, contestualizzato nell’ambito clinico del paziente in esame ed adeguatamente interpretato.

Con la collaborazione della dott.ssa Ilenia Di Liberto

Redazione NewSicilia



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