Medicina

Diabete, tutto sul microinfusore di insulina

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28 dic 2015 - 06:01

Massimo Buscema

Il microinfusore o pompa di insulina è un dispositivo che consente l’infusione continua, 24 ore su 24, di insulina nel tessuto sottocutaneo. Viene usato nella terapia del diabete di tipo 1, conosciuto anche come diabete giovanile per la sua precoce insorgenza, una patologia autoimmune che colpisce circa 250-300 mila italiani.

Il microinfusore è in grado di somministrare insulina nel tessuto sottocutaneo in due modalità: • Infusione basale continua, cioè quella che serve a mantenere normali i valori della glicemia nel periodo di digiuno e nell’intervallo tra un pasto e l’altro. • Bolo rapido. È un bolo insulinico regolato e attivato direttamente dalla persona in base alle esigenze del momento (pasto o valori glicemici troppo elevati).

I microinfusori più recenti sono dei piccoli computer, in grado di variare la velocità di infusione durante la giornata secondo le necessità dell’individuo, riproducendo così in modo più preciso la presenza fisiologica dell’ormone nel corpo che varia nell’arco della giornata. Inoltre sono in grado di emettere segnali acustici in caso di problemi tecnici di funzionamento (per esempio occlusione del set di erogazione oppure batteria scarica) per garantire il corretto funzionamento.

Il microinfusore funziona esclusivamente con insulina rapida (analogo rapido) e permette una maggiore flessibilità nello stile di vita: orario dei pasti variabile, possibilità di fare gli spuntini senza praticare un’ulteriore iniezione, possibilità di conciliare le esigenze di lavoro (lavoro su turni), l’attività sportiva, anche agonistica. Tutto ciò migliora la qualità della vita della persona affetta da diabete di tipo 1.

Il microinfusore, inoltre, è particolarmente indicato nei pazienti che presentano una ipersensibilità rispetto all’insulina, poiché consente di somministrarne dosi nell’ordine di 0,1 U (impossibile con la terapia tradizionale con le penne) e pertanto può essere molto utile nei pazienti che soffrono spesso di ipoglicemia e anche nei bambini molto piccoli.

Nonostante tutti questi vantaggi il microinfusore non è adatto a tutti i pazienti per diversi motivi: 1. Il paziente deve acquisire capacità fisiche-tecniche ed imparare le procedure necessarie all’uso del microinfusore accettandone il piccolo ingombro. 2. Deve essere fortemente motivato a migliorare il proprio controllo metabolico ed eseguire frequenti ed accurati controlli glicemici (da 4 a 6 controlli glicemici al giorno) 3. Deve imparare ad individuare i rapporti tra le diverse componenti della terapia (alimentazione/attività fisica/automonitoraggio) e assumere un ruolo responsabile nella gestione giornaliera della terapia utilizzando il calcolo dei carboidrati.

Da quanto detto si evince che l’impiego del microinfusore necessita un intenso e continuo training educativo da parte del team diabetologico con cui il paziente stabilisce una forte alleanza terapeutica. L’obiettivo è vivere con maggiore serenità il quotidiano coniugando una maggiore flessibilità e indipendenza dalla malattia con una maggiore aderenza alla terapia e quindi a un migliore compenso metabolico, fondamentale per prevenire le complicanze.

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Redazione NewSicilia



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