Medicina

La desensibilizzazione alla Cardioaspirina

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30 ago 2016 - 06:34

Corrado-Tamburino

L’acido acetilsalicilico o ASA, meglio conosciuto come Cardioaspirina, è un farmaco comunemente utilizzato nella prevenzione primaria e secondaria delle malattie cardiovascolari. Il meccanismo d’azione è legato alla capacità della molecola farmacologica di inibire irreversibilmente un enzima chiamato COX-1, bloccando la formazione del trombossano A2 che è un potente attivatore del processo di aggregazione delle piastrine. Pertanto, tale farmaco ad azione antiaggregante piastrinica è impiegato nei pazienti a rischio di sviluppare patologie cardiovascolari o pazienti che hanno già presentato manifestazioni cliniche legate per esempio ad una coronaropatia: basti pensare ai pazienti con infarto miocardico acuto sottoposti ad intervento di rivascolarizzazione mediante angioplastica percutanea che dovranno assumere ASA in cronico!

In una minoranza di questi pazienti si può riscontrare una sensibilità al principio attivo del farmaco con manifestazioni cliniche variabili. Alcuni pazienti sviluppano manifestazioni respiratorie come rinite, sinusite e broncospasmo o manifestazioni cutanee come l’orticaria ed angioedema; in alcuni casi la reazione allergica è più grave e il paziente presenta un quadro di anafilassi con ipotensione, gonfiore, edema della laringe, prurito generalizzato, tachipnea fino alla perdita della coscienza.

Nei soggetti che necessitano di un trattamento con ASA e al contempo presentano una sensibilizzazione alla cardioaspirina è possibile ricorrere ad un protocollo di desensibilizzazione con elevata percentuale di successo. I vari protocolli prevedono la somministrazione del farmaco a dosi progressivamente crescenti da 0,1 mg a 325 mg di acido acetilsalicilico in un periodo di tempo variabile da giorni a poche ore. È importante che durante il protocollo di desensibilizzazione il paziente si trovi in un ambiente protetto dove verranno monitorati i parametri vitali e verificata l’eventuale comparsa di reazioni avverse al farmaco.

Con la collaborazione della dott.ssa Ilenia Di Liberto

Redazione NewSicilia



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