Medicina

Il defibrillatore, quando viene impiantato più comunemente?

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17 gen 2017 - 06:56

Corrado-Tamburino

Il defibrillatore automatico impiantabile, chiamato anche con l’acronimo ICD (Implantable Cardioverter Defibrillator), è un dispositivo in grado di rilevare un’aritmia cardiaca maligna in seguito alla quale eroga una scarica elettrica detta DC choc, interrompendo l’aritmia e salvando la vita al paziente.

L’impianto dell’ICD è indicato sia in prevenzione primaria che in prevenzione secondaria. In prevenzione primaria viene comunemente impiantato nei pazienti con rischio di morte cardiaca improvvisa; tale condizione si può osservare nei soggetti con cardiopatia ischemica o cardiomiopatia dilatativa non ischemica associate a ridotta frazione d’eiezione espressione dell’efficienza dell’attività contrattile del cuore; nei pazienti affetti da sindrome di Brugada, sindrome del QT lungo, displasia aritmogena del ventricolare destro e cardiomiopatia ipertrofica con fattori di rischio per morte improvvisa. Nell’ambito della prevenzione secondaria, l’impianto del defibrillatore è comunemente raccomandato nei casi di arresto cardiaco resuscitato dovuto a tachicardia ventricolare o fibrillazione ventricolare riconducibili a cause non reversibili e con aspettativa di vita superiore ad un anno. In particolare nei pazienti con cardiomiopatia ipertrofica, le più recenti linee guida suggeriscono l’impiego di uno score denominato HCM RiskSCD score per la stratificazione del rischio (classe I, livello di evidenza B).

Lo score tiene in considerazione i seguenti parametri: età del soggetto, specifici parametri ecocardiografici, familiarità per morte cardiaca improvvisa e storia di sincope inspiegabile. Per esempio, si raccomanda l’utilizzo dell’ICD in prevenzione primaria in presenza di almeno due fattori di rischio noti per morte cardiaca improvvisa e si consiglia di utilizzare come cut-off di spessore massimo del ventricolo sinistro uno spessore ≥30 mm o uno z-score >6.

L’HCM Risk-SCD potrebbe essere uno strumento molto valido per approcciare sistematicamente il problema della morte improvvisa. Tuttavia, come anche suggerito dalle linee guida europee, non bisogna dimenticare di mettere sempre al centro dell’attenzione non solo i fattori di rischio, ma soprattutto il paziente ovvero il contesto psicologico, socio-culturale e la prospettiva di vita.

Con la collaborazione della dott.ssa Ilenia Di Liberto

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Redazione NewSicilia



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