Medicina

Su decreto manca il confronto

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3 ago 2016 - 07:05

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L’integrazione sociosanitaria presuppone un approccio unitario ai bisogni delle persone considerate socialmente più deboli, dunque dovrebbe prevedere, già dalla sua programmazione, il coinvolgimento di tutti i protagonisti chiamati ad intervenire nel nuovo sistema di interventi e servizi. L’assistenza socio-sanitaria è uno dei pilastri delle riforme degli ultimi anni della sanità pubblica per dare risposte difficili ed eterogenee ad una domanda di salute che arriva da una fascia di popolazione particolarmente a rischio.

In questo modello organizzativo multidisciplinare, le prestazioni sociali sono legate a quelle più strettamente sanitarie proprio per offrire maggiori opportunità nel fronteggiare problemi complessi, come nel caso dell’alcolismo, che non potrebbero risolversi con prestazioni specifiche, anche se qualificate. Sono mutazioni operative che assumono però un grande peso anche nei rapporti tra i professionisti e nella condivisione di responsabilità, pur operando ciascuno nel proprio ruolo.

Per raggiungere il traguardo di un impianto concreto e credibile al servizio della persona è necessario partire anche da una ‘mentalità integrativa’ istituzionale. Se la normativa offre tutti gli strumenti organizzativi che garantiscono una cornice entro la quale potere avviare l’integrazione dei due ambiti, sociale e sanitario, ciò non vuol dire eludere il confronto con chi sarà impegnato in prima linea in questo nuovo percorso. 

Redazione NewSicilia



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