Medicina

Curarsi all’estero

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16 set 2015 - 06:25

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Su queste pagine più volte ho parlato dei tanti medici, che non trovando opportunità di lavoro nel nostro paese, decidono o sono costretti ad emigrare in altri paesi, trovando in questi le occasioni propizie per svolgere la propria attività con il pieno riconoscimento del loro valore. Ho pure accennato al grande dispendio di risorse economiche che sia lo Stato che le famiglie devono sostenere per fare studiare in Italia i giovani, per poi regalare a paesi stranieri il ”prodotto” che a conti fatti sono circa 500.000 euro per studente.

Un conto siffatto è giusto che la Politica e la Società lo facciano, in un momento in cui si devono fare risparmi e molti tagli ricadono per curare i pazienti. Ma lasciando da parte il versante dei medici, oggi voglio parlare dei pazienti. Il 4 ottobre del 2013 è entrata in vigore una direttiva europea sull’assistenza transfrontaliera per il recepimento dei decreti legislativi che, da fine anno 2013 avrebbero dovuto permettere a tutti i cittadini europei (quindi anche agli italiani) di decidere dove curarsi, in qualsiasi ospedale dell’Europa, senza dovere preventivamente essere autorizzato dalla propria Regione.

Correttamente devo far presente che la normativa non si applica per tutti i servizi, in particolare per la lungo degenza, per i trapianti e le vaccinazioni, anche se mi giungono notizie, non verificate, che fatta la legge sono stati trovati gli inganni. Cosa ha fatto finora l’Italia e quanto il nostro Assessorato ha predisposto per adempiere alla direttiva? Finora poco o meglio niente. In verità in questi giorni ho avuto modo di parlare di questo argomento con il neoassessore alla salute, onorevole Baldo Gucciardi, il quale ha mostrato interesse all’argomento e volontà di conoscerlo meglio ed operare in sintonia.

La relazione della Commissione europea ha stilato un report al parlamento UE sull’applicazione della direttiva varata nel 2011 e resa operante nel 2013 per avviare le procedure di infrazione, con le conseguenti condanne, nei confronti dei paesi che ancora non si sono adeguati. Tralasciando volutamente di descrivere in questa sede tutti i passaggi burocratici che i decisori politici e la tecnocrazia amministrativa sono tenuti a mettere in opera, voglio, invece, esporre alcune riflessioni.

Prima di tutto sul risparmio economico: per quanto riguarda la formazione, ne ho parlato nelle righe precedenti e se devo tenere conto del numero costante di medici che giornalmente emigrano, la sola provincia di Palermo perde quasi 1 milione di euro al giorno; infatti 2 medici al giorno vengono a richiedere nei nostri uffici la certificazione per espatriare. Quanti sono i pazienti che decidono di espatriare per curarsi? Spesso sono persone che possono permettersi di anticipare le spese, e poi intraprendere l’iter burocratico per il rimborso. Tutto sommato un numero limitato, quasi come i fili spinati o i muri per arginare il fenomeno dei migranti.

Ma appena sarà recepita la legge, siamo certi che, il numero di migranti per curarsi sarà ben diverso! Ci vuole intelligenza e ferma volontà per occuparsi oggi e non domani del problema e non per cercare di alzare sbarramenti inutili, anche con atti di coraggio da parte della politica che, allontanando vertici sanitari autoreferenziali, ma forse portatori di voti di consenso, eseguono tagli di spesa su fantasiose performances prive di buon senso. Quanto costerà all’Italia e alla nostra Regione rimborsare gli ospedali esteri, senz’altro più accoglienti e più pubblicizzati, ma non sempre più competenti?

Ed infine quanto si dovrà pagare di multa all’EUROPA che ci sanziona per non avere adempiuto alla direttiva? Ed allora non è intelligente definire la sanità uno spreco, ma per il nostro paese deve essere vista come investimento. Chiedo pertanto a chi decide la nostra politica e agli amministratori attenti di mettere in campo l’intelligenza e non la furbizia, perché come diceva un mio maestro “la furbizia è il peggiore surrogato dell’intelligenza”.

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Redazione NewSicilia



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