Medicina

Cronologia della carenza iodica in Sicilia e risultati della iodoprofilassi

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6 mar 2017 - 06:16

La carenza iodica rappresenta ancora oggi un problema di salute pubblica molto rilevante in quanto, nonostante le campagne di iodoprofilassi, ancora oggi più del 10% della popolazione italiana è affetta da gozzo. Inoltre ancora oggi una quota non trascurabile di individui affetti da deficit cognitivi minori probabilmente è legata ad una inadeguata supplementazione iodica durante la vita prenatale.

In Sicilia il primo documento scientifico a riguardo risale al 1926 (Coppola A, un focolaio di endemia gozzo-cretinica in Sicilia) mentre lo studio sistematico della fisiopatologia del gozzo endemico è iniziato nel 1970 grazie alla collaborazione delle Università di Palermo, Catania e Messina che ha permesso di studiare la popolazione in età scolare della maggior parte delle province di Catania, Enna, Messina, Agrigento e Caltanissetta. Tali studi hanno permesso di inquadrare le aree geografiche di endemia gozzigena, le patologie correlate alla carenza iodica e l’efficacia sia della iodoprofilassi attiva (aggiunta di iodio all’acqua municipale in uno dei centri studiati) che “silente” ovvero dovuta ad un incremento non programmato dell’introito iodico in seguito all’utilizzo di prodotti industriali anziché autoctoni.

I dati clinici del gruppo di studio dell’Università di Catania riguardano prevalentemente gli abitanti di alcuni centri compresi nell’area geografica del triangolo compreso tra le province di Catania, Enna e Messina paragonati ad una popolazione di controllo.

Tab 1 Prevalenza del gozzo in età scolare e introito iodico nella popolazione adulta in differenti aree della Sicilia orientale (primi dati degli anni 70’) % gozzo in età scolare

Aree di controllo Catania 2,2 Messina 6,6 Siracusa 0,2. Aree con moderato deficit di iodio Bronte 36,6 Nicosia 38,5 Troina 52,2. Aree con grave deficit di iodio Maniaci 66,5 Sant’Angelo 48,7 Tortorici 62,2.

Patologie correlate alla carenza iodica

Studi funzionalità tiroidea mediante dosaggi di TSH e quote libere degli ormoni tiroidei (FT4 ed FT3) hanno dimostrato un alta prevalenza di ipotiroidismo biochimico nei neonati delle aree di endemia gozzigena. La gravità dell’ipotiroidismo correlava con l’entità della carenza iodica, tanto da determinare in alcuni casi ipotiroidismo permanente e cretinismo, come evidenziato a Maniaci e Tortorici, con conseguenti danni irreversibili alle capacità intellettuali e sociali dei soggetti affetti.

Carenza iodica e patologia morfo-funzionale tiroidea

La prevalenza della patologia nodulare era 2,5 volte più elevata nelle aree endemiche rispetto ai controlli, con aumentata frequenza sia dei noduli scintigraficamente “freddi “ che di quelli “caldi”. Questi ultimi possono evolvere verso l’ipertiroidismo manifesto, evidenziando quindi il ruolo del deficit di iodio non solo nella genesi del gozzo e dell’ipotiroidismo ma anche nella patogenesi del gozzo multinodulare tossico (GMNT) e dell’adenoma tossico (AT). Per quanto riguarda la patologia neoplastica, nelle aree di endemia gozzigena è stato evidenziato un incremento significativo del cancro, in particolare dell’istotipo follicolare e anaplastico.

Iodoprofilassi

Il gozzo e le patologie correlate possono essere prevenute mediante l’aumento dell’apporto iodico alla popolazione (iodoprofilassi). Sia la iodoprofilassi attiva (iodazione delle acque) che quella silente (incremento del consumo di cibi “non autoctoni”) hanno contribuito ad un significativo calo della prevalenza del gozzo nel corso di circa 30 anni.

Tab 2 Prevalenza (%) del gozzo in età scolare alla palpazione nel periodo 1977-2007 Area 1977 1994 2007 Aree di controllo Catania 2,2 0,7 2,0

Aree con moderato deficit di iodio Bronte 36,6 12,1 3,0 Nicosia 38,5 4,7 Gagliano 52,2 4,9. Aree con grave deficit di iodio Sperlinga/Villadoro 53,2 5,8 Maniace 66,5 25,9 11,4.

Normativa e considerazioni finali

In Italia solo alcuni anni fa è stata approvata la legge n.55 del 21 Marzo 2005 recante “Disposizioni finalizzate alla prevenzione del gozzo endemico e di altre patologie da carenza iodica”. Il metodo più semplice di iodoprofilassi è rappresentato dall’uso di sale fortificato con iodio nell’alimentazione quotidiana. Il fabbisogno giornaliero è stimato intorno ai 150 µg/die fino ad arrivare a 250 µg/die nelle donne in gravidanza. Ogni grammo di sale iodato contiene 30 µg di iodio, quindi sono sufficienti 5 gr ad assicurare un apporto adeguato. Purtroppo nonostante l’implementazione dei programmi di informazione, di sensibilizzazione e di iodoprofilassi su scala nazionale, il consumo di sale iodato è ben al di sotto della soglia del 90% della popolazione, soglia individuata dagli esperti della WHO come target per realizzare la cosiddetta USI (Universal Salt Iodization) e prevenire pertanto in maniera efficace le patologie tiroidee correlate.

Massimo Buscema

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Redazione NewSicilia



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