Medicina

Conflitto di interesse e corruzione in Sanità

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9 mar 2016 - 06:40

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Il giorno 7 marzo ho avuto modo di partecipare ad un interessante convegno sul tema della corruzione in sanità, organizzato dagli studenti in medicina e dai giovani medici dell’ateneo di Palermo, che seguiva di pochi giorni il report della Commissione di studio per la revisione della disciplina vigente in materia di prevenzione della corruzione e di trasparenza. Durante il convegno è stato presentato un interessante “libro bianco” sul tema in oggetto formulato e pubblicato dalla associazione ISPE (Istituto per la promozione etica in sanità) di cui è presidente Francesco Macchia.

I dati più eclatanti che ne escono fuori sono i seguenti: 1) la corruzione nel sistema sanitario italiano supera i 23 miliardi di euro, 2) dal 1992 ad oggi i casi eclatanti scoperti sono prevalentemente nelle regioni cosiddette ricche (vedi Lombardia, Veneto, Piemonte ed Emilia), laddove si parla di buona sanità, 3) e nonostante tutte le amministrazioni pubblichino i piani anticorruzione, come da leggi, la corruzione resta.

In questa sede farò un ragionamento solo su questi 3 punti, anche se ve ne sarebbero altri, altrettanto importanti ed inquietanti di cui non posso parlare per limiti di spazio. Come già detto la corruzione in sanità ha un peso di oltre 23 miliardi di euro, ed in questa cifra non si considerano i costi indiretti dovuti all’impatto che una perdita di tale rilevanza ha sulla economia nazionale e, se si pensa a quanti piani di rientro si sono dovuti incassare sulla pelle di tanti cittadini, questo grida vendetta. E se solo da pochi giorni è venuta alla ribalta la notizia di un’altra grossa ruberia in Lombardia che sta mettendo in crisi l’amministrazione lombarda, altrettanto di pochi giorni fa è la notizia che il ministero per “curare il risparmio” e non la salute dei cittadini è costretto a proporre castighi ai medici che prescrivono troppi esami in nome della appropriatezza (?).

Un’altra riflessione, questa proposta dai tanti studenti in medicina, è che una parte di questo denaro, anziché finire nelle tasche di qualcuno, potrebbe essere impiegato per pagare le borse di studio per le scuole di specializzazione, che allo stato attuale per molti giovani resta solo un miraggio.

Passando al secondo punto e cioè cosa fanno le pubbliche amministrazioni per fermare la corruzione, c’è da dire che pubblicano i cosiddetti piani anticorruzione. Ma ciò che emerge anche dai lavori della Commissione su menzionata, è che la norma vigente è molto frammentata e non permette l’armonia del sistema. In pratica vi sono sovrapposizioni di più procedimenti per la contestazione delle medesime fattispecie, come avviene per esempio per le inconferibilità degli incarichi dirigenziali o delle incompatibilità con incarichi politici. Pertanto mancando un vero coordinamento tra chi cosa deve fare e tra chi deve vigilare, alla fine i piani anticorruzione restano solo piani scritti, pubblicati e formali, ma senza efficacia (leggasi pure “le solite cose all’italiana”).

Per finire, se pensiamo che la corruzione e il conflitto di interesse sembra che siano nati con l’uomo, basti pensare ad Adamo ed Eva, ma anche a Gaio Licinio Verre, fino a finire ai nostri giorni e pertanto sembrerebbe un problema senza speranza di soluzione, il fatto che siano i più giovani a sollevare la questione, questo può dare un barlume di speranza per la soluzione.

Redazione NewSicilia



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