Medicina

Come nasce la Medicina generale

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12 gen 2017 - 06:00

Domenico Grimaldi

La rivoluzione industriale, la innovazione tecnologica, le nuove scoperte scientifiche hanno mutato gli scenari e la vita delle persone. I concetti di salute si sono trasformati, così come quello di malattia, si studiano le interazioni con l’ambiente, si aprono nuovi orizzonti che fanno della medicina da disciplina umanistica disciplina scientifica e tecnologica. Il medico inizia a ricercare ciò che è oggettivo, dimostrabile, ripetibile o meglio riproducibile. La salute diviene un diritto tutelato, il medico cambia adattandosi al nuovo ruolo post-Ippocratico. Nella nostra tradizione sanitaria nasce il medico condotto, di comunità, punto di partenza e di riferimento del futuro medico di medicina generale.

La tradizione romantica vede il medico condotto, ora giuridicamente scomparso, come il medico dei poveri. La sua antica origine risale agli archiatri popolari che erano incaricati di curare i poveri. Alla medicina popolare seguì quella dei monasteri fino ad arrivare ai luoghi o case di carità definiti “hospitales” divenuti in seguito luoghi di cura per le persone malate.

Tornando al medico condotto che si occupava gratuitamente dei poveri, posti a carico del Comune, si deve ricordare che per tanti anni ha lavorato duramente in difficili condizioni, non ben retribuito dalla comunità, ma amato e rispettato dalle persone che nonostante povere, donavano i frutti del loro umile duro lavoro in segno di rispetto e riconoscenza al loro medico.

Mitica la costante presenza in campagna e sulle montagne, fino a quando non si stabilì la sua scomparsa con la legge di riforma sanitaria del 78. Questa è la data di nascita della medicina generale Italiana.

Nelle città il medico di medicina generale aveva anche pazienti benestanti, per i quali lo stesso espletava il lavoro prevalentemente al loro domicilio. La visita nello studio del medico veniva in genere lasciata e riservata alle persone malate povere. A causa della presenza al domicilio dei soggetti malati di parenti e familiari, nasceva la denominazione di un medico idealizzato e definito di famiglia, custode spirituale della stessa, umano e confidente, che diviene molto popolare in quanto sempre in prima linea contro le sofferenze dei malati.

Quando nascono i movimenti operai, nasce il medico delle associazioni dei salariati e degli operai, non poveri, ma riuniti in associazioni di mutuo soccorso per sè ed i famigliari che concordavano prestazioni sanitarie dietro corrispettivi con i medici. Da qui nasce la cosiddetta medicina mutualistica, con diritto a prestazioni sanitarie in base a specifici regolamenti, per associati e loro famigliari.

Le classi di professionisti in campo diventano quindi il medico della mutua, il medico di famiglia, il medico ospedaliero. Quest’ultimo era considerato più colto perché ritenuto più vicino al progresso scientifico. I medici derivati dalle figure precedenti, ora definiti medici di medicina generale, occorre dire che spesso erano all’epoca anche medici ospedalieri o anche universitari, perché la norma consentiva loro di esercitare la doppia attività professionale. Il medico specialista nasceva solo successivamente, sempre a partenza da un medico di medicina generale, versato particolarmente a particolari organi o apparati.

L’ospedale da luogo di ospitalità per i malati in attesa della morte diviene luogo di diagnosi e cura delle malattie. La medicina generale, nata in Italia in ritardo rispetto ad altri paesi europei, viene teorizzata come branca della medicina specifica ed autonoma, con la creazione di basi e metodologia che la fanno diventare una vera specialità, in atto presente in molte Università Italiane come insegnamento a contratto.

Il contesto di lavoro nel territorio in Italia viene definito con la riforma sanitaria o legge 833/78 con la quale l’assistenza sanitaria viene definita universalistica e solidale. Da qui si crea la convenzione nazionale con i medici di medicina generale per dare assistenza indistintamente a tutta la popolazione gratuitamente, a carico dello Stato.

Dalla dichiarazione di Alma Ata si giunge alla identificazione del medico di medicina generale quale vero fulcro della assistenza sanitaria. Il m.m.g. cresce sul piano culturale, sviluppa la sua professionalità specifica, nascono le società scientifiche e la figura di un medico radicato nel territorio, con sensibilità ed approccio al malato di tipo bio psicosociale.

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Redazione NewSicilia



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