Convegno

Catania, “Medicina protetta” a due anni dall’apertura

ingressorepdet
23 set 2015 - 16:36

CATANIA - A due anni dall’apertura del reparto di Medicina Protetta, dedicato alla cura dei detenuti, e a riconoscimento del ruolo da esso svolto, l’ospedale Cannizzaro di Catania ospita il “Convegno delle Unità Operative di Medicina Protetta in Italia: la rete dei progetti”, che si terrà nell’aula convegni (edificio P), venerdì e sabato prossimi (25 e 26 settembre). Organizzato dalla Simspe, Società italiana di Medicina e sanità penitenziaria, con il Patrocinio del Ministero della Giustizia e il partenariato con l’Istituto Superiore di Studi Penitenziari (ISSP), l’evento scientifico di carattere nazionale vuole essere una finestra su tutte le UUOO di Medicina Protetta oggi presenti in Italia, che rappresentano un sistema di attività di valore che ha come obiettivo il benessere del paziente detenuto.

«La relazione tra professionalità appartenenti a culture organizzative diverse deve essere curata nei minimi aspetti affinché la salute del detenuto possa essere garantita. Il reparto di medicina protetta è, quindi, il paradigma operativo del concetto di Connected Health (sanità connessa), una sanità che pone al centro il paziente come individuo e non solo come sorgente di un bisogno sanitario», spiega la dott.ssa Maria Concetta Monea, presidente del convegno, direttore dell’UO di Anestesia e Rianimazione con Tipo e della Medicina Protetta dell’Azienda ospedaliera Cannizzaro. Un reparto, questo, che «si pone senz’altro come un esempio di modernità di cure data la sua impostazione per intensità di cure e multidisciplinare: ci avvaliamo, infatti, se necessario – prosegue la dott.ssa Monea – di consulenti di elevato livello professionale. In questo modo siamo stati in grado, offrendo la massima sicurezza, di affrontare percorsi diagnostici di elevato livello di accuratezza o, ad esempio, interventi molto impegnativi. In questi primi due anni di lavoro insieme, l’impegno e la collaborazione con i medici e gli infermieri delle case circondariali, con l’amministrazione, ed in particolare con la Polizia penitenziaria, sono sempre stati al massimo e ciò ha consentito una sinergia che ha portato risultati di elevatissimo livello».

I lavori del convegno, di cui è responsabile scientifico il dott. Giulio Starnini, direttore dell’Unità Operativa di Medicina protetta – Malattie infettive dell’ospedale Belcolle di Viterbo e segretario generale della Simspe, si svolgeranno per l’intera giornata di venerdì 25, fino alle 14 di sabato.

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Redazione NewSicilia



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Un pensiero su “Catania, “Medicina protetta” a due anni dall’apertura

  1. Camillus Bensus

    Mi pare di poter affermare che secondo norma e buon senso,i reparti di medicina penitenziaria dovrebbero essere di medicina interna con consulenza specialistica relazionata ai problemi di salute delle persone detenute.Come spesso accade in Sicilia vi sono tuttavia le eccezioni alla regola ,vista la nostra enorme ricchezza in risorse,tale da permetterci il lusso di impiegare ,non appropriatamente , risorse umane di alta e diversa specializzazione piu’oculatamente impegnabili nel territorio per compiti di istituto più’ adatti alla alta specializzazione.I costi di sicuro sono superiori che nelle restanti regioni italiane ,oltre che per la specializzazione non indicata anche per il tipo e l’entita’del pagamento di tali non appropriate attività.Importantissimo il significato ed il ruolo dei reparti di medicina protetta,tuttavia solo per non dispiacere o far piacere a tizio o caio ,come spesso accade,al di là dei risultati, non possiamo permetterci ancora di sprecare risorse così importanti e qualificate,in tipologie di lavoro non appropriato al ruolo effettivo che dovrebbero svolgere nell’interesse delle persone malate in stato di detenzione.

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