Medicina

Cancro e fertilità

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8 lug 2016 - 06:07

Giuseppe_Ettore

Ogni anno in Italia si ammalano di cancro 366 mila persone. Di queste, 169 mila sono donne. Dato che circa il 3% delle neoplasie femminili si verifica tra i 18 e i 39 anni, si stima che siano circa 5 mila le donne che ogni anno devono confrontarsi con un tumore in età riproduttiva. Il carcinoma mammario e i linfomi sono i tumori più frequentemente diagnosticati nelle donne giovani: rappresentano il 60% di tutti i tumori in età riproduttiva e vengono trattati nella maggior parte dei casi con chemioterapia, potenzialmente tossica per la funzione ovarica.

Anche se mancano stime precise per il territorio nazionale, dai dati della letteratura si evince che tra le 3mila giovani donne italiane a rischio di infertilità a causa del cancro circa la metà è interessata a preservare la propria fertilità. Dunque, circa 1500 pazienti ogni anno richiedono ai medici la possibile soluzione di questo problema particolarmente sentito.

Le tecniche ormai consolidate per prevenire l’infertilità da chemioterapia sono la raccolta di ovociti prima dei trattamenti chemioterapici e la loro crioconservazione e l’utilizzo di farmaci (analoghi LHRH) che proteggono le ovaie durante i trattamenti. Tali tecniche possono entrambe essere applicate alla stesa paziente e hanno un tasso di successo relativamente elevato, con possibilità di gravidanza dopo la guarigione tra il 30 e il 50% a seconda dell’età della paziente, dei trattamenti chemioterapici ricevuti e del numero di ovociti crioconservati.

Studi di fase III eseguiti su centinaia di donne dimostrano che le pazienti trattate con analoghi LHRH durante la chemioterapia hanno un rischio dimezzato di rimanere sterili dopo il trattamento, rispetto alle pazienti che ricevevano la sola chemioterapia. D’altra parte il congelamento di almeno 10 ovociti offre il 30% di probabilità di poter iniziare una gravidanza, una volta concluso il percorso oncologico.

Per anni, la fertilità futura dei pazienti oncologici è stata considerata alla stregua di un capriccio, a volte ritenuto addirittura pericoloso per la stessa sopravvivenza, tuttavia si stanno moltiplicando gli sforzi per preservare la fertilità futura, dapprima in campo maschile, per la maggiore semplicità delle tecniche, poi, più recentemente, in campo femminile. L’impegno è tale che si è coniato l’ossimoro “Oncofertilità” per definire una nuova disciplina frutto dell’intersezione tra oncologia e medicina della riproduzione umana. Analoga è la situazione per giovani donne che risultano essere affette da patologie quali malattie autoimmuni, insufficienza ovarica precoce, endometriosi, emopatie e altre patologie che per loro stessa natura o per l’effetto delle terapie mediche o chirurgiche possono determinare una riduzione critica della Riserva Follicolare ovarica, non consentendo a queste donne di avere un adeguato apporto ormonale e un concepimento.

Le tecniche per prevenire l’infertilità da chemioterapia hanno un tasso di successo relativamente elevato, con possibilità di gravidanza dopo la guarigione tra il 30 e il 50%, a seconda dell’età della paziente, dei trattamenti chemioterapici ricevuti e del numero di ovociti crioconservati. La preservazione della fertilità è un settore emergente che in condizioni opportune e con le metodiche appropriate offre alle pazienti oncologiche la possibile futura maternità. Alla luce degli studi in corso si evidenziano risultati più consolidati con la crioconservazione (congelamento lento e, più recentemente, vitrificazione) dell’ovocita maturo e del pre-embrione. La crioconservazione di tessuto ovarico in situazioni specifiche (chemioterapia immediata, adolescenti pre-puberi e in donne impossibilitate a sostenere stimolazione ovarica per PMA), ancorché sperimentale, potrebbe costituire l’unica possibilità. È auspicabile, in ogni caso, una particolare cautela e attenzione essendo una disciplina emergente con ancora aspetti da approfondire.

Il sistema “oncofertilità” richiede un approccio multidisciplinare integrato che sposi il concetto delle “pari opportunità”: viene offerta alla donna un’occasione per tentare di preservare la propria fertilità mediante la conservazione degli ovociti o di parte dell’ovaio, così come agli uomini è sempre stato consentito dalle Banche del Seme. È un’iniziativa importante sul piano psicologico, specie per le giovani donne che devono affrontare la dolorosa esperienza del cancro: la speranza di poter conservare la fertilità è indubbiamente di notevole conforto ed è uno stimolo in più a fare di tutto per guarire. Si tratta di un progetto di ricerca importante e innovativo, i cui costi, seppure esistenti, sono ampiamente superati dai benefici umani e scientifici che da esso discendono.

Redazione NewSicilia



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