Medicina

Ambiente e salute

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6 ago 2015 - 06:07

Domenico Grimaldi

La formazione medica sia universitaria che post laurea, non prevede alcun approfondimento specifico sulle problematiche inerenti il rapporto fra ambiente e salute. Negli anni l’uomo ha immesso nella biosfera una quantità enorme di molecole artificiali trasformando interi sistemi biologici ed alterando lo sviluppo del feto e del bambino. L’ambiente è una continua fonte di sollecitazioni ed informazioni che agiscono sulle cellule, specie le indifferenziate, inducendole a rispondere attivamente. Le trasformazioni portate dall’ambiente in breve lasso di tempo, hanno determinato conseguenze sullo sviluppo di ogni singolo individuo.

Tutela della salute ed ambiente sono strettamente collegate. Non si può non considerare inoltre che la produzione di energia, la gestione dei rifiuti, la mobilità, la qualità dell’aria, l’elettromagnetismo e l’agricoltura, hanno ricadute su promozione e tutela della salute. Al di là sull’effetto su patologie acute e croniche, è noto come l’ambiente ha influenza su tutte le specie viventi sia animali che vegetali essendoci una costante interazione fra genoma ed ambiente.
Sembra chiara la relazione fra i mutamenti ambientali e molte malattie come le oncologiche, le endocrino dismetaboliche, le neuro degenerative.

Farsi portavoce come medici della cultura della sicurezza, nell’interesse dell’uomo e del suo difficile futuro, è non più rinviabile, per cui attuare il principio di precauzione, sarà fondamentale per cambiare l’atteggiamento dei potentati economici e della classe politica con i decisori di turno. La globalizzazione si ripercuote sull’uomo e sull’ambiente influenzando la nostra salute. L’inquinamento ambientale ci riguarda direttamente specie vivendo negli agglomerati urbani e negli insediamenti produttivi. Sono più a rischio bambini ed anziani nonché i malati di patologie croniche. L’esposizione quotidiana all’inquinamento ambientale delle cellule embrionale fetali, dei gameti, ai fattori esogeni, determina modificazioni epigenetiche e mutazioni che sono alla base della trasformazione delle nostre cellule.

L’esplosione di malattie immunomediate come allergie, asma o di malattie autoimmuni, oggi sempre più frequenti, neuro degenerative, neoplasie ed endocrino metaboliche, l’obesità, la malattia diabetica ed altre, sono oggi probabilmente il risultato delle trasformazioni ambientali. Noi medici dobbiamo quindi essere testimoni autorevoli degli effetti che il danno ambientale provoca alla salute della persona umana. Si devono raccogliere le informazioni ed i dati in tal senso per avere gli strumenti epidemiologici utili al controllo ed alla prevenzione delle malattie, per cui alta deve essere la sorveglianza e la vigilanza territoriale. Gli evidenti effetti negativi del danno ambientale alla salute pubblica ci pongono di fronte alla responsabilità di orientare il nostro ruolo professionale verso scelte a favore di uno sviluppo ambientale sostenibile. Responsabilità sui singoli ma anche responsabilità sociale sulle comunità.

Non solo medicina delle cure possibili ma anche promozione della salute di intere comunità promuovendo il principio di precauzione. Questo approccio culturale osteggiato da potentati e scienza tradizionalista significa che in caso di grave rischio alla salute, anche in assenza di piena certezza scientifica, consente l’adozione di misure adeguate a cautela di un probabile danno grave alla salute, anche quando lo stesso non dovesse al momento appalesarsi. Apriamo alla prevenzione primaria evitando la esposizione di intere popolazioni all’azione di fattori potenzialmente patogenetici.

Il principio di precauzione viene oggi costantemente disatteso con i danni che ne conseguono nel tempo. Non più prevenzione primaria lasciata alla singola scelta individuale, bensì passare alle scelte generali di corretta politica sanitaria nel territorio, occupandosi più attivamente di vera promozione della salute e del benessere attuando una vera prevenzione primaria della nostra comunità. Attenzione quindi alle influenze dell’ambiente, capaci di alterare, anche nel breve termine, il nostro software rappresentato dall’epigenoma componente fluida del genoma,che si trasforma rapidamente e si adatta attivamente alle sollecitazioni ambientali che riceve,cambiando il fenotipo,alterandolo consequenzialmente.

Il DNA, nostro hardware, rappresenta la base, stabile nel lungo tempo con minime modifiche nella sua sequenza, il nostro epigenoma, come un software cambia invece continuamente in risposta allo stimolo ambientale, determinando con rapidità la differenziazione cellulare per cui il fenotipo si trasforma. Più sono indifferenziate le cellule più sarà plastico l’epigenoma componente fluida, trasformabile, del nostro genoma. Più formazione quindi, in tal senso su ambiente e salute, ricordando sempre che da una cellula nasce un intero organismo costituito da miliardi di cellule e l’ambiente ne influenza crescita, differenziazione e funzione.

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Redazione NewSicilia



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