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WHITNEY HOUSTON: l’immortale voce dell’anima

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16 apr 2017 - 06:52

Mi piace l’idea di osservare l’infinito. Starmene in silenzio a guardare la natura nella sua perfezione che colora catene di fiori o ascoltare il suono armonioso dell’universo, perfette note musicali composte dal maestro per eccellenza: Dio. E mentre io me ne sto lì, un mondo intero è in continuo movimento: chi gioisce, chi piange, chi sta per generare una nuova vita, chi, invece, va via… E nel caos della vita, c’è chi va via in silenzio, dove l’unico rumore è scandito dal ticchettio delle goccie d’acqua che dal rubinetto si alternano in una danza quasi beffarda, ricongiungendosi all’acqua, poi nuovamente silenzio. Moriva cosi Whitney Houston l’11 febbraio 2012, trovata esamine in una vasca da bagno nella stanza di un albergo di Beverly Hills, là dove nessuno era accanto a lei se non le sue amiche come la solitudine e la depressione che ultimamente erano diventate molto di più che fedeli.

Soprannominata “The voice”, nata sotto il segno del Leone il 9 agosto 1963, trascorre parte della sua adolescenza frequentando locali notturni dove cantava la madre e ogni tanto saliva sul palco per esibirsi con lei. Gli anni ’80 le sono alleati avvincenti consacrandola icona indiscussa della musica soul, perfetta la sintonia tra bellezza e talento che permette l’apertura di mercati fino ad allora preclusi per cantanti di colore. E a distanza di 30 anni, quando si ascolta il brano che l’ha resa celebre “I wanna dance with somebody” si ha come la sensazione che dal 1987 nulla è mai cambiato.

Whitney Houston con la sua voce giunge sino in Italia ed è standing ovation durante il Festival di Sanremo del 1987 perché dopo l’esibizione del brano “All at once” il pubblico chiede il bis, richiesta che viene soddisfatta. Cantante, amante, angelo e demone allo stesso tempo e musa ispiratrice di molti uomini è nel brano “I’ m your woman tonight”, lei che di stragi di cuori ne aveva fatte tante. Persino Michael Jackson perse la testa per lei e Kevin Costner fu un altro dei tanti, conosciuta sul set del film record di incassi “The body guard” Guardia del corpo, del 1992 dove la stessa colonna sonora “I will always love you” diventa il brano più venduto di tutti i tempi.

Ma la magia degli anni ’80 e ’90 si dissolve e Whitney cambia nel corpo e nell’animo. Statua bellissima che ricorda un po’ le figure mitologiche dell’antico Egitto, sembra però nascondere alcuni lati oscuri che la tengono legata al mondo degli umani. L’uso continuo di crack, gli antidepressivi e il turbolento matrimonio col cantante Bobby Brown cancelleranno per sempre quell’immagine pura e mistica che la circondava: Whitney non è più la stessa. Suo malgrado nel 1995 recita in “Donne waiting to exhale” che non sarà solo un film ma rappresenterà anche un inno per milioni di donne che nel mondo subiscono le angherie di mariti poco fedeli continuamente a caccia di cuori da spezzare, specchio riflesso della vita della stessa Whitney.

E se i paparazzi erano sempre a caccia di scoop che continuassero a fare parlare di Whitney sapevano di mirare al giusto bersaglio. Infatti, non passa molto tempo che Whitney appare sempre più magra, cancellando tour dopo tour, interviste, arrivando alla consegna dei premi sempre in ritardo tanto che persino il suo discografico di sempre sarà costretto a licenziarla. Parenti, amici e milioni di fans in tutto il mondo le danno il coraggio di prendere la decisione di entrare in una casa per disintossicarsi e finalmente ci riesce chiedendo persino il divorzio al marito.

La musica sembra essere ritornata l’unica “sostanza” naturale di cui lei ha realmente bisogno e il brano “It’s not right but it’s okay” sembra essere un buon inizio (non è giusto ma va bene, lo farò comunque, chiudi la porta dietro di te e lascia qui la tua chiave, preferisco restare sola che essere infelice…).

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Il 9 febbraio del 2012 Whitney Houston farà la sua ultima apparizione pubblica al Tu di Hollywood cantando il brano “Jesus loves me”, probabilmente la sua ultima preghiera a Dio prima di separarsi dal mondo intero che l’aveva amata e accolta e da quello stesso mondo che in quell’istante si fermava per darle l’ultimo saluto.

Barbara Gricoli

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Redazione NewSicilia



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