Giustizia

Volontà del minore di non vedere il genitore va rispettata? Interviene la Cassazione

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15 ott 2016 - 06:23

Le aule di Tribunale sono costantemente affollate da coniugi impegnati a “contendersi” il tempo da trascorrere con i propri figli, rimettendosi a tal fine alle valutazioni di specialisti e alle decisioni giudiziarie; ma cosa succede se è il figlio e non il coniuge a rifiutarsi di rispettare tali statuizioni? È questo il caso vagliato dalla recentissima sentenza della Suprema Corte di Cassazione, n. 20107/16, depositata il 7 Ottobre 2016, riguardante una ragazzina di 15 anni che si è rifiutata di riallacciare il rapporto con il padre, a seguito di statuizioni giudiziarie in tal senso, dichiarando che ciò sarebbe avvenuto solo in ipotesi di una volontaria e spontanea intenzione di entrambi.

La Corte di Cassazione, in tale sede, confermava la precedente sentenza della Corte d’Appello, che incentrando la valutazione, non più su un presunto interesse della minore valutato da terzi, ma su una cosciente e attuale decisione dell’adolescente, confermava il regime di affidamento e il collocamento della residenza presso la madre. La decisione infatti, confermata anche dai servizi sociali, si basava su una chiara volontà della ragazza di non essere disponibile a un riavvicinamento poiché “ferita dalla poca attenzione dedicatale dal padre in questi anni” (sporadiche chiamate ed sms).

Alla luce di questa pronuncia e di altri recenti casi anche al vaglio di tribunali etnei, come quello di un bambino di 9 anni che soffrendo del trasferimento a Torino con la madre, esprime chiaro desiderio di restare a Catania con il padre, risulta evidente come sia in atto una rivalutazione e valorizzazione dell’interesse del minore, qualora questi sia capace di autodeterminarsi. Tutto ciò determinerà una particolare e maggiore attenzione da parte degli organi giudicanti, nel valutare i casi in cui l’età e/o la maturità dei giovani figli, coinvolti nelle separazioni coniugali, siano tali da poter far si che questi decidano autonomamente in ordine al rapporto da mantenere con i genitori. Tali scelte, infatti, non si possono imporre, poiché si rischierebbe contrariamente di alterare ulteriormente i rapporti affettivi genitori – figli.

La chiave sarebbe certamente un impegno amorevole e concreto dei genitori per la costruzione o ricostruzione di tali rapporti, che è ciò di cui ogni figlio ha realmente bisogno.

Avv. Elena Cassella del foro di Catania

Redazione NewSicilia



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