Giustizia

Vacanza “rovinata”: ecco cosa fare

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30 lug 2016 - 06:23

Stanchi dell’anno lavorativo appena trascorso, dell’estenuante andirivieni, degli interminabili impegni e delle giornate fitte di appuntamenti ed imprevisti? Non vedete l’ora che scocchi la mezzanotte dell’ultimo giorno in ufficio per andare finalmente in ferie? Bene, se andare in vacanza è l’unica cosa che desiderate davvero in questo momento, leggete con attenzione quanto segue, perché, a volte, il tanto auspicato momento di relax può trasformarsi in un vero e proprio incubo! Cosa succede in caso di vacanza rovinata? E cosa può fare il consumatore?

Innanzitutto specifichiamo che il danno da vacanza rovinata non è altro se non il pregiudizio che deriva dalla lesione dell’interesse di godere in modo pieno di un viaggio organizzato come occasione di piacere, svago, riposo senza soffrire il disagio psicofisico che accompagna la mancata realizzazione in tutto o in parte del programma previsto. Nel 2002, la Corte di Giustizia dell’UE ha riconosciuto per la prima volta la risarcibilità del danno da vacanza rovinata e da allora numerose sono state le pronunce dei giudici europei e nazionali a tutela del consumatore. Ed invero, anche il legislatore nazionale ha previsto una particolare forma di protezione per il viaggiatore (Codice del consumo D.Lgs. 205/2006) che sia stato vittima di pratiche commerciali ingannevoli o scorrette, idonee ad indurlo in errore e influenzarne così la capacità volitiva (nel prospettare ad esempio, delle condizioni igieniche dei locali diverse da quelle reali che inducono il consumatore a prenotare quello specifico hotel e non un altro o ad esempio la spendita di un marchio altrui). Si tratta di una responsabilità contrattuale e specificatamente la Convenzione di Bruxelles statuisce che l’organizzatore di viaggi risponde di qualunque pregiudizio causato al viaggiatore a motivo dell’inadempimento totale o parziale dei suoi obblighi di organizzazione quali risultano dal contratto o dalla convenzione stessa, salvo che egli non provi di essersi comportato da organizzatore di viaggi diligente.

Il consiglio è certamente quello di rivolgersi ad un avvocato che vi aiuterà ad introitare una causa per ottenere il risarcimento dei danni da voi subiti.

Quali voci di danno sono comprese? Si tratta non soltanto del danno inteso come perdita patrimoniale per il turista-consumatore ma anche e soprattutto del danno determinato da stress, e dal turbamento psicologico derivante dagli inadempimenti agli obblighi contrattuali assunti dall’organizzatore: ad esempio, nel caso in cui le sistemazioni alberghiere o i servizi offerti siano di livello inferiore rispetto a quelli promessi al momento dell’acquisto del pacchetto turistico. Il pregiudizio economico è certamente la voce di danno più facilmente quantificabile perché corrisponde al prezzo del viaggio acquistato in caso di mancato godimento della vacanza o in una riduzione del prezzo nel caso in cui il consumatore non abbia potuto godere pienamente della vacanza in quanto rovinata da contrattempi, disservizi o altri disguidi. Tutte le volte in cui, infatti, il turista prenota la sua vacanza, se il servizio aggiuntivo promesso non viene fornito o la previsione offerta non risulta conforme a quanto stipulato nel contratto, deve essere risarcito il costo sostenuto per acquisire da terzi il medesimo servizio.

L’inquadramento del danno da vacanza rovinata con il solo danno patrimoniale non è tuttavia sufficiente ad esaurirne la trattazione: invero, il pregiudizio consiste nell’impossibilità di fruire della prestazione richiesta, cui si aggiunge la spendita di energie per ottenere l’esito desiderato o, quanto meno, la riduzione degli aspetti negativi, pregiudizi che hanno natura non patrimoniale.

Ovviamente per quantificare il danno morale si ha generalmente più difficoltà in quanto è quasi impossibile fornire la prova dello stress o della delusione subiti a causa del mancato godimento della vacanza ed è per questo che la liquidazione di questa voce del danno avviene in maniera equitativa. Si tratterebbe di una voce autonoma del danno e gli aspetti che incidono sulla quantificazione del minor godimento della vacanza sono la sfera di realizzazione dell’individuo che vive un peggioramento obiettivo delle sue aspettative volte a trascorrere un periodo di relax e il peggioramento del suo rientro alla vita quotidiana, essendosi la vacanza trasformata in un periodo di nervosismo.

Il danno da vacanza rovinata comporta, quindi, un pregiudizio psicologico inteso come mancato guadagno sul piano del benessere e della qualità della vita che avrebbe potuto apportare la vacanza, oltre ai patimenti direttamente legati all’infortunio subito che ha impedito al turista di conseguire gli obiettivi di svago e riposo.

Ma chi e come dimostrare di aver subito un danno? Essendo in presenza di un danno di natura contrattuale conseguentemente il turista è tenuto a provare solo il contratto di viaggio allegando le circostanze dell’inadempimento di controparte (fotografie dei luoghi che dimostrino che l’inadempimento è conseguente alla mancata coincidenza tra il contratto ed il servizio offerto) mentre il tour operator deve provare, invece, l’avvenuto adempimento del contratto.

In conclusione, viaggiate ma siate turisti informati dei vostri diritti e delle forme di tutela che l’ordinamento vi mette a disposizione!!

Avv. Elena Cassella del foro di Catania

Redazione NewSicilia



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