Giustizia

Tutele per i calciatori minorenni

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2 lug 2016 - 06:27

Chi non ha mai sognato di diventare un calciatore? Il calcio e i loro campioni sono da sempre ispirazione per giovani che sognano di diventare grandi e famosi. Per farlo però, sono necessari impegno e dedizione e a volte l’esigenza di allontanarsi dal proprio Paese. Com’è noto, lo sport ha avuto ed ha un ruolo fondamentale nell’abbattimento dei confini nazionali: i talent scout sono infatti continuamente alla ricerca, in tutto il mondo, di piccoli campioni da scovare e coltivare. Ma cosa si nasconde dietro la “patina dorata”?

Un’inchiesta della BBC ha recentemente denunciato un fenomeno a dir poco allarmante in atto: si tratta del traffico internazionale di giovani calciatori provenienti dall’Africa, ma non solo, che vengono adescati e condotti in Europa attraverso allettanti promesse e che invero divengono manodopera a basso costo nelle mani di criminali e sfruttatori. Per queste ragioni, la FIFA allertata dalla notizia dell’illecito business in corso ha deciso di intervenire ponendo severi limiti alla disciplina dei trasferimenti internazionali di calciatori minori. Nella specie, istituendo un’apposita commissione competente (la Sottocommissione FIFA Players’ Status) a “esaminare ed eventualmente approvare ogni trasferimento internazionale di calciatori minorenni, nonché ogni primo tesseramento di un calciatore minorenne che non ha la nazionalità del paese in cui egli vorrebbe essere tesserato per la prima volta” ed introducendo il divieto di ogni trasferimento di persone minorenni al di fuori del loro stato di cittadinanza.

L’obiettivo della FIFA è quello di contribuire a salvaguardare e tutelare il minore dallo sfruttamento agevolando il monitoraggio sui movimenti dello stesso. Se è vero il rigore della norma, è innegabile l’esigenza di favorire la circolazione del talento: così, il Regolamento FIFA ha introdotto le seguenti deroghe alla regola del divieto.

Il trasferimento del “piccolo prodigio” ed il primo tesseramento dello stesso sarà autorizzato ove:

1) i genitori del calciatore si trasferiscono nel paese della nuova società per motivi indipendenti dal calcio;

2) il trasferimento avviene all’interno del territorio dell’ UE ed il giocatore ha un’età compresa tra i 16 ed i 18 anni;

3) il giocatore vive a non più di 50 km dal confine nazionale ed il club si deve trovare a non più di 50 km dal confine.

Alle sopracitate eccezioni, si aggiunge poi l’eccezione non scritta della “five years rule” in forza della quale si consente il primo tesseramento di minore straniero, anche in assenza dei requisiti previsti dall’art. 19 del Regolamento FIFA, purché questi sia regolarmente soggiornante sul territorio dove ha sede il club di destinazione da almeno 5 anni. Inoltre, al fine di disincentivare pratiche poco chiare e rendere effettivo il binomio istruzione-sport, la FIFA ha subordinato il placet al soddisfacimento, tra gli altri, di obblighi minimi quali:

1. Fornire al calciatore un’adeguata istruzione e formazione calcistica in linea con i più elevati standard nazionali.

2. Garantire al calciatore una formazione accademica e/o scolastica e/o formazione professionale, in aggiunta alla sua istruzione e/o formazione calcistica, che consenta al calciatore di perseguire una carriera diversa da quella calcistica nel momento in cui dovesse cessare l’attività professionistica.

Insomma nel mondo dello sport è necessario e non facile un coordinamento tra i principi di protezione dei minori e di contrasto alla loro discriminazione, nonché tra le normative sportive internazionali e le leggi vigenti in ambito nazionale. In sintesi, oggi il mondo dello sport è chiamato ad assolvere un compito fondamentale che va anche oltre quello di promozione dell’integrazione e superamento delle discriminazioni; oggi, le federazioni sportive sono investite del complicatissimo ruolo di tutela e garanzia dei diritti del minore ma anche e soprattutto di inserimento dello stesso nel mondo del lavoro.

Avv. Elena Cassella del foro di Catania

Redazione NewSicilia



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