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Turi Ferro: l’uomo dietro il sipario

In occasione dell’anniversario della morte di Turi Ferro,  la figlia ci concede un inedito ritratto dell’artista
FOTO_TURI_FERRO
3 giu 2015 - 18:59

Non è mai abbastanza quando si tratta di ricordare chi davvero ha fatto la differenza nella storia della nostra  amata Sicilia. Lo scorso 11 maggio ricorreva, appunto, il 14° anniversario della morte di Turi Ferro, l’attore che con il suo talento ha portato la Sicilia sul palco di tutto il mondo.

Turi Ferro, come pochi, si è distinto nella storia del grande teatro italiano e lo ricordiamo ancora oggi per la sua versatilità, che gli ha permesso di rappresentare al meglio i personaggi più vari, dall’esuberante vitalità del Liolà di Pirandello alla drammaticità del Padron ‘Ntoni di Verga.

Ma dietro la sua fama di attore e la sua celebre immagine si cela ben altro. Attraverso le parole della figlia Francesca Ferro, si fa strada la figura di un uomo di estrema genuinità, dedito al proprio lavoro ma allo stesso tempo devoto alla propria famiglia, un marito e un padre affettuosi. Lungo il proprio  percorso, il percorso impervio e insidioso di un uomo di spettacolo, Turi Ferro è sempre stato affiancato dalla moglie e grande attrice Ida Carrara, da poco scomparsa. Ida Carrara fu sua compagna di teatro e di vita e con lei, ci dichiara la figlia,  l’attore ha sempre mantenuto un rapporto di grande rispetto e di complicità.

Turi Ferro fu anche un grande modello per i figli che ancora oggi seguono le orme del padre nel mondo del teatro .“Era un uomo forte e debole nello stesso tempo, perché sensibile” così lo descrive la figlia con sincerità e schiettezza, “Era nel bene e nel male passionale ed emotivo”. Turi Ferro era convinto che la passione fosse un elemento imprescindibile da perseguire in ogni ambito, ed è a questo proposito che la figlia ci racconta come una volta il padre riprese un tappezziere che aveva fabbricato per lui una poltrona con un’accusa molto particolare ‘’Lei qua non si è divertito’’.

Questa stessa passione Turi Ferro la metteva anche nel proprio lavoro, a cui si volgeva con serietà, autorevolezza e severità, elementi che, come la figlia sottolinea, caratterizzavano anche il suo atteggiamento con chi non portava sul palcoscenico l’impegno e la dedizione che lui stesso dimostrava. A questa sua autorevolezza e severità si accostava una grande umiltà, dote indispensabile per un attore del calibro di Turi Ferro.

La figlia ricorda come il padre avesse umilmente rifiutato di rappresentare l’Enrico IV di Pirandello, opera già inscenata dal suo grande maestro e modello Salvo Randone, pensando che questi avesse già raggiunto l’optimum e volendo “lasciare integra questa interpretazione di Randone”.

Il teatro era per Turi Ferro impegno morale. Egli considerava l’arte teatrale come una vera e propria missione e la sua missione era quella di onorare la sua amata terra, la Sicilia, di arricchirla e valorizzarla attraverso il proprio lavoro. Turi Ferro è riuscito nel suo compito, dando alla Sicilia, da cui non si è mai voluto congedare definitivamente, un nuovo motivo di vanto. 

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Redazione NewSicilia



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