Giustizia

Stalking è reato. Sempre e comunque

2103696223_675fb8177a_z
3 set 2016 - 06:09

Pochi giorni fa (31 agosto) la Corte di Cassazione, V sezione penale, con la sentenza n. 35778 ha confermato la misura cautelare nei confronti di un giovane palermitano, indagato per stalking, a cui è stato vietato di avvicinarsi ai luoghi frequentati da una donna, parte offesa. Quest’ultima, nel periodo da maggio a ottobre 2015, era stata assillata dell’avido corteggiatore che mirava più che al cuore della signorina al suo bel portafoglio che lo spavaldo spasimante tentava di ottenere con atteggiamenti minacciosi e aggressivi, che pur turbando la vittima non l’avevano indotta a cambiare le sue abitudini.

Lo stato d’animo della vittima veniva verificato non solo sulla base della sua testimonianza, ma anche sulle affermazioni delle persone che erano vicine alla donna perseguitata, nella specie, un compagno di viaggio. E con questa recentissima sentenza, la Cassazione chiarisce che perché scatti la condanna non è necessario che allo stato di ansia e di paura indotti nella vittima si associ il mutamento di abitudini.

In codesto illuminante provvedimento, la suprema Corte, richiamando precedenti sentenze, ha spiegato nuovamente che:

- Le affermazioni della persona offesa dal reato, sottoposte ad adeguato vaglio critico, possono essere sufficienti per l’affermazione di responsabilità. D’altronde, già l’anno scorso, con sentenza n. 43278 del 2015 la Corte di Cassazione aveva esplicitato che le dichiarazioni della persona offesa possono essere legittimamente poste da sole a fondamento dell’affermazione di responsabilità dell’imputato, previa verifica della credibilità soggettiva e dell’attendibilità del suo racconto.

- Quanto agli eventi previsti dalla norma incriminatrice in questione, il delitto di cui all’art. 612 bis cp, è un reato a fattispecie alternative ciascuna delle quali è idonea a realizzarlo. In altre parole, la reazione della vittima può variare: ella, pur con ansia, potrebbe reagire, dando una risposta violenta al suo persecutore, potrebbe finanche andare a “svagarsi” in discoteca (sentenza n. 48332) o, ancora, potrebbe caparbiamente e coraggiosamente non cambiare le abitudini di vita. Tutto questo non vale ad escludere il reato di stalking che sussiste qualora la condotta incriminata ha indotto nella vittima uno stato di ansia e di timore per la propria incolumità.

- In ordine alla prova del delitto in riferimento alla causazione della persona offesa dal reato di un grave e perdurante stato di ansia e di paura, la Cassazione ha precisato che essa deve essere ancorata ad elementi sintomatici di tale turbamento psicologico, ricavabili dalle dichiarazioni della stessa vittima del reato, dai suo comportamenti posti in conseguenza della condotta dell’agente.

- Quindi affinchè si rilevi la condotta di cui si discute, è necessario che venga considerata anche la sua astratta idoneità a causare l’evento, nonché il suo concreto profilo in riferimento alle condizioni di luogo e di tempo in cui essa è stata consumata, così come affermato dalla sentenza n. 14391 del 2012.

Avv. Elena Cassella del Foro di Catania

Redazione NewSicilia



© RIPRODUZIONE RISERVATA