Giustizia

Stalking condominiale. Come procedere se il vicino ti “perseguita”?

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22 ott 2016 - 07:01

La recente vicenda, che vede come vittima la nipote di Fiorella Mannoia, la quale proprio pochi giorni fa ha testimoniato al Tribunale di Roma, riguarda un caso di vero e proprio “stalking condominiale”. La giovane nipote della Mannoia, infatti, da anni subisce dei veri e propri atti persecutori da parte di una vicina settantaduenne, atti che si sono spinti fino alla minaccia di morte e all’aggressione fisica, situazione questa che ha condotto la donna ad uno stato di perenne agitazione proprio in quel focolaio domestico che dovrebbe rappresentare luogo di ristoro per ognuno di noi.

Ma cosa si intende per stalking condominiale? Il reato determinato dagli atti persecutori, più comunemente chiamato “stalking”, è regolato dall’art. 612 bis del codice penale: esso prevede che è punito con la reclusione da sei mesi a quattro anni chiunque, con condotte reiterate, minaccia o molesta taluno in modo da cagionare un perdurante stato di ansia o di paura ovvero da ingenerare un fondato timore… ovvero da costringere lo stesso ad alterare le proprie abitudini di vita.

Lo stalking condominiale è dunque, come è facile intuire, quello posto in atto da un condomino, tale per cui vengano alterate le condizioni e le abitudini di vita di uno o di tutti gli altri condomini. In particolare, a consacrare la nascita di tale fattispecie di reato è stata la giurisprudenza, con numerose sentenze della Corte di Cassazione penale, tra cui la più recente (n. 26878 del 30 giugno 2016), che trae origine dalla vicenda giudiziaria di un uomo, costretto ad assumere sonniferi e tranquillanti a causa di un vicino di casa molesto. La sentenza citata, ha confermato i presupposti di cui all’art 612 bis, sottolineando che le condotte poste in atto dal vicino debbano essere sistematiche, tanto da concretizzarsi in un disturbo, che conduca a una modifica radicale delle proprie abitudini.

La casistica è molto varia: si va dal gettito di acqua e oggetti dal balcone, all’apertura della posta, all’insistente citofonare/suonare il campanello, tutto preordinato ad un più ampio disegno persecutorio, fino alle più gravi minacce e ingiurie.

Come prevenire e difendersi da tali atti? In via preventiva, la vittima può fare delle segnalazioni al Questore o denuncia ai Carabinieri. Il reato è perseguibile a seguito di querela della persona offesa o del suo legale rappresentante, presso un Pubblico Ministero o Ufficiale Giudiziario; con essa è possibile chiedere anche la disposizione delle misure cautelari ex art. 282 e 283 del codice di procedura penale, cioè l’allontanamento dai luoghi frequentati dalla vittima e/o divieto o obbligo di dimora. Non è più tempo, dunque, di temere e sopportare soprusi da un vicinato un po’ troppo “invadente”!

Avv. Elena Cassella del foro di Catania

Redazione NewSicilia



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