Giustizia

Responsabilità professionale medica: c’è una data che resterà nella storia

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4 mar 2017 - 06:35

ROMA – Il 28 febbraio 2017 il “d.d.l. Gelli” è diventato legge. Una data che resterà nella storia della sanità italiana. L’Assemblea di Montecitorio, infatti, ha approvato, in via definitiva, il disegno di legge sulla responsabilità professionale medica e la sicurezza delle cure, con 255 pareri favorevoli e 113 contrari, dopo oltre 15 anni di dibattito parlamentare e un primo tentativo di regolamentare la materia con la farraginosa legge Balduzzi del 2012.

L’obiettivo perseguito dalla novella legislative è quello di ridurre la mole del contenzioso medico legale che ha portato ad un aumento del costo delle assicurazioni professionali e la necessità di scongiurare i rischi derivanti dal ricorso alla cosiddetta medicina difensiva che ha, spesso, prodotto un utilizzo inadeguato delle risorse sanitarie. Centrale è rimasto, in ogni caso, il recupero di un equilibrio tra medico e paziente che, soprattutto negli ultimi anni, è risultato sbilanciato nella maggior parte dei casi a favore del paziente stesso.

Quali sono, pertanto, le maggiori novità. Si registra, in primo luogo, un aumento delle tutele dei professionisti unitamente alla previsione di nuovi meccanismi a garanzia del diritto al risarcimento da parte dei cittadini danneggiati da un errore sanitario. Nei 18 articoli di cui si compone il testo del provvedimento sono, infatti, previste nuove norme in tema di responsabilità penale e civile, una maggiore trasparenza rivolta agli utenti, i quali avranno diritto di ricevere la documentazione clinica richiesta entro un termine massimo di 7 giorni, e la possibilità di ottenere un risarcimento in tempi brevi e certi per gli eventuali danni subiti.

Proprio al fine di rendere più rapido e sicuro per il paziente danneggiato il soddisfacimento delle proprie pretese, la legge ha previsto, innanzitutto, l’obbligo per le strutture sanitarie pubbliche e private di essere provvisti di una copertura assicurativa per la responsabilità civile: in tal modo, il paziente che rivolge l’istanza risarcitoria alla struttura sanitaria può, verosimilmente contare su una maggiore solvibilità della stessa. Allo stesso modo gli operatori sanitari, compreso tutti i liberi professionisti, debbono stipulare un’adeguata polizza di assicurazione. È, altresì, statuita l’obbligatorietà della partecipazione alla procedura di Consulenza Tecnica Preventiva che rende alternativa l’instaurazione di una mediazione. Assoluta novità è, poi, l’istituzione di un Fondo di garanzia per il rimborso dei danni derivati da responsabilità sanitaria, a cui i danneggiati potranno rivolgersi in caso di insolvenza della compagnia di assicurazione al momento del sinistro o nell’eventualità di un superamento degli importi assicurati rispetto ai massimali.

Quanto al regime della responsabilità medica, è in tale ambito che emerge la pregnanza di questa riforma. Allo scopo di alleggerire la posizione del professionista, il legislatore ha introdotto un novello art. 590-quinquies cp che dice addio alla distinzione, di balduzziana memoria, tra colpa lieve e colpa grave, prospettando una sorta di “perizia imperita”. Prevede, infatti, che in presenza d’imperizia la punibilità vada esclusa quando siano rispettate le raccomandazioni previste dalla linee guida ovvero – in mancanza di queste – dalle buone pratiche clinico assistenziali, sempre che risultino adeguate al caso concreto. In sede civile, è stata, definitivamente sancita la natura extracontrattuale dell’esercente: graverà, pertanto, sul paziente l’onere di fornire la prova della responsabilità, con una riduzione a cinque anni dei tempi di prescrizione per il diritto al risarcimento del danno lamentato e una corrispondente riduzione del quantum del risarcimento e dei costi del contenzioso.

Resta ferma, comunque, la natura contrattuale della responsabilità della struttura sanitaria (privata o pubblica). Nella legge è stato, infine, assegnato un ruolo di primaria importanza ai consulenti specialisti e ai medici legali. Infatti l’art. 15 sancisce che nei procedimenti civili e nei procedimenti penali aventi ad oggetto la responsabilità sanitaria implicanti la valutazione di problemi tecnici complessi, l’autorità giudiziaria affidi l’espletamento della consulenza tecnica e della perizia ad un medico specializzato in medicina legale e a uno o più specialisti nella discilpina che abbiano specifica e partica conoscenza di quanto oggetto del procedimento. La strada giusta tra le esigenze del diritto e le esigenze della sicurezza delle cure del diritto alla salute, così il relatore del disegno di legge, Federico Gelli, ha commentato l’approvazione legislativa della riforma. La strada è giusta, ma per andare dove?

Avv. Claudia Cassella del Foro di Catania

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Redazione NewSicilia



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