Giustizia

Polonia: respinta la proposta di abolizione dell’aborto

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8 ott 2016 - 07:26

Il 22 settembre 2016, in Polonia, numerose donne polacche, nonché attiviste e femministe da tutto il mondo si sono recate davanti al Parlamento di Varsavia, in abiti funebri (totalmente neri), per rivendicare il loro diritto alla libertà. La causa di tale allarmismo consisteva nel vaglio da parte del parlamento polacco, di un disegno di legge, proposto da numerosi gruppi cattolici appoggiati dalla Conferenza episcopale polacca (che ha riscontrato, in una prima votazione, l’approvazione di 267 deputati su 460), avente ad oggetto la proposta di abolizione totale di ogni forma di aborto e punizioni severe per le donne e i medici che lo avessero praticato: tale proposta prevedeva la modifica della legge 7 gennaio 1993 (legge sull’aborto), tramite l’eliminazione delle tre circostanze che attualmente garantiscono ad una donna il diritto ad abortire, alla luce di una superiore tutela del diritto alla vita del nascituro, sin dal concepimento; prevedeva, altresì, un sostegno statale alle famiglie che avessero concepito in situazioni problematiche.

Dopo soli due giorni dalle manifestazioni popolari e a seguito dell’enorme impatto sociale ed emotivo da queste determinato, il PiS (Partito Diritto e Giustizia), partito fortemente conservatore propugnatore di tale iniziativa, è “sceso a patti con la propria coscienza”, come dichiarato dall’ex premier Ewa Kopacz, facendo un passo indietro nel rispetto delle voci e opinioni contrastanti e votando negativamente la proposta di legge, che restava in attesa di una votazione da parte dei deputati. Giovedì 6 ottobre, la tanto attesa pronuncia, che respingendo la proposta di rendere l’aborto totalmente illegale (come in alcuni paesi del mondo quali Cile, Malta, El Salvador) ha segnato il trionfo di gran parte delle donne polacche e una “lezione di umiltà” per il PiS, così come definita dal vicepremier Jaroslaw Gowin; il partito, nonostante tutto, ha dichiarato di voler continuare a difendere il diritto alla vita, confermando il sostegno alle famiglie con figli portatori di handicap.

Resta dunque in vigore l’attuale, già complessa, legislazione in materia, approvata nel 1993: essa prevede la possibilità di procedere all’aborto entro la dodicesima settimana di gestazione, solo in caso di stupro o incesto, pericolo per la vita o per la salute della madre, gravissima malformazione del feto.

Nonostante la forte spinta anti-abortista, che cova da tempo in alcuni paesi europei e di cui parte della Polonia ha tentato di porsi a baluardo, non abbia trovato terreno fertile nella coscienza popolare e in quella parlamentare (che ne è la rappresentanza suprema), non è detto che tale possibilità non possa ripresentarsi in futuro; non è la prima volta, infatti, che in Polonia viene presentato un disegno di legge che tenti di ostacolare ulteriormente il diritto di abortire.

Avv. Elena Cassella del foro di Catania

Redazione NewSicilia



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