Giustizia

Le nuove misure a favore delle imprese (o delle banche?)

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7 mag 2016 - 06:43

Col Decreto Banche (decreto legge 59/2016-Disposizioni urgenti in materia di procedure esecutive e concorsuali, nonché a favore degli investitori in banche in liquidazione), pubblicato in Gazzetta Ufficiale (n.102) il 03.05.2016, si apportano importanti novità per velocizzare il recupero del credito. Due sono gli strumenti che si ritiene pertinente approfondire.

Innanzitutto, sulla base dell’articolo 1 della G.U. viene introdotto il cd. pegno non possessorio. Si tratta di una normale forma di garanzia, rimessa alla libera contrattazione tra le parti, che dovrebbe facilitare la concessione di prestiti a chi non dispone di idonee garanzie, evitando così il ricorso a terzi fideiussori. Questo strumento è certamente innovativo stante che sulla base della disciplina previgente, il debitore inadempiente era costretto a perdere l’uso del bene oggetto di pegno. Oggi, l’imprenditore può, piuttosto agevolmente, accedere al credito costituendo un pegno su beni mobili destinati all’esercizio dell’impresa (con esclusione dei beni mobili registrati) senza esserne spossessato e potendo piuttosto continuare ad utilizzarlo all’interno del processo produttivo. Il beneficio è duplice e biunivoco: per l’imprenditore, che così facendo ha una più ampia possibilità di accesso al credito e di continuare l’attività di impresa senza privarsi dei beni a ciò necessari; per la banca, perché diventa più semplice ed efficace la tecnica di realizzo del credito in caso di inadempimento. Ad esempio, la vendita del bene o la sua locazione con disponibilità del canone fino a esaurimento del debito.

La seconda importante novità in materia di recupero del credito è costituito dal cd. “Patto marciano” previsto oggi dall’articolo 48bis del d.lgs. 385/1993 così come modificato dall’articolo 2 della G.U. Il funzionamento è semplice: si tratta di un contratto di finanziamento alle imprese garantito da trasferimento di bene immobile sospensivamente condizionato all’inadempimento da parte dell’imprenditore. Così facendo, secondo l’intento originario del governo, il creditore potrebbe entrare in possesso del bene posto in garanzia in soli 7-8 mesi contro i 40 attualmente stimati per le esecuzioni immobiliari attraverso la procedura giudiziale. Verosimilmente però, questa prognosi è molto ottimistica e la tempistica, seppur ampiamente ridotta, sarebbe comunque di 4-5 anni. Per quanto concerne i presupposti per l’operatività del patto marciano, l’inadempimento dell’imprenditore si verifica allorquando si protragga il mancato pagamento per oltre sei mesi dalla scadenza di almeno tre rate anche non consecutive qualora l’obbligo di rimborso sia previsto in rate mensili o, in caso di mancato pagamento per oltre mesi, anche solo di una rata qualora l’impegno rateale sia ultramensile. Verificatisi i presupposti dell’inadempimento, la cessione non avviene però automaticamente, ma il creditore è tenuto a notificare al debitore una dichiarazione di volersi avvalere degli effetti del patto di cessione e deve chiedere altresì al presidente del tribunale del luogo nel quale si trova l’immobile, la nomina di un perito per la stima del bene. Infatti qualora il valore del bene da cedere sia superiore al credito si prevede che al debitore venga corrisposta l’eventuale differenza tra il valore di stima del bene e l’ammontare del debito inadempiuto e delle spese di trasferimento.

I termini sopra considerati sono indubbiamente molto stringenti e conducono a dubitare circa la reale finalità di supporto all’impresa di questi strumenti. È lecito chiedersi, infatti, se non si tratti, piuttosto, dell’ennesimo istituto sproporzionatamente rivolto a favore delle banche.

Un’ulteriore osservazione critica che può facilmente muoversi è quella per cui sia il pegno non possessorio che il patto marciano non hanno una reale portata di deflazione dello stock di sofferenze attualmente in corso, stante che di fatto operano solo in relazione ai nuovi contratti. Per queste ragioni, in conclusione, si ritiene opportuno posticipare un giudizio positivo su di essi, considerando che i risultati di questa riforma potranno essere percepiti e sottoposti a valutazione vagliandone la portata in termini di effettivo supporto e stimolo agli investimenti ed all’impresa, esclusivamente nel lungo periodo.

Avv. Claudia Cassella del foro di Catania

Redazione NewSicilia



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