Televisione

“Io non mi arrendo”: grande successo per Beppe Fiorello

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17 feb 2016 - 11:32

Si è conclusa ieri la mini serie di Rai Uno, “Io non mi arrendo”, ispirata  e dedicata a Roberto Mancini, il poliziotto che per primo scoprì il problema dei rifiuti tossici in Campania.

Ad interpretarlo, nella fiction, è stato l’attore Beppe Fiorello che, con grande sensibilità d’animo, è riuscito a raccontare una grande storia di valori e principi.

Protagonisti della serie, diretta da Enzo Monteleone, sono anche Massimo Popolizio, Elena Tchepeleva, Paolo Briguglia e Maddalena Crippa.

Fiorello, interpreta il commissario Marco Giordano che, arrivato in Campania dopo un’indagine per usura iniziata dai controlli su una banca locale, scopre l’esistenza di un certo Gaetano Russo, avvocato di provincia che usa terreni di scarso valore agricolo come discariche per rifiuti tossici. Il commissario, aiutato dalla sua squadra e da Vincenzino, scopre l’esistenza di un vero e proprio business.

Indagini complesse e travagliate che, dopo poco, vengono subito archiviate.

Marco scopre in quel momento di essere malato, anche lui da quei rifiuti aveva preso il cancro, così accetta il trasferimento a Roma per il bene suo e della sua famiglia. Giordano, infatti, è sposato con Maria e insieme hanno una figlia, Martina.

Passa poco tempo e il commissario viene a conoscenza di un nuovo progetto di Russo: una scuola sopra una delle sue vecchie discariche.

A risvegliare gli animi arriva un giovane magistrato della DDA di Napoli, Giovanni Cattaneo, che decide di riaprire il caso e chiede a Giordano e alla sua squadra di compiere un ultimo atto di coraggio.

Alla prima udienza, però, il commissario non sarebbe stato presente. La battaglia che combatteva da anni è finita. Il suo cancro ha avuto la meglio.

“Quando per la prima volta mi hanno raccontato la sua storia, d’istinto ho provato anche rabbia e commozione. Rabbia, perché la storia di Mancini è piena di ingiustizie, silenzi, valutazioni volutamente sbagliate. La commozione, invece, mi è arrivata pensando alla figura di Roberto, un uomo con uno straordinario senso civile e una totale devozione nei confronti degli altri. Non un eroe, ma un servitore dello Stato“, dichiara Fiorello.

Una fiction, dunque, che ha commosso ed emozionato il pubblico… per non dimenticare mai Roberto Mancini, funzionario di polizia che per primo scoprì i veleni della Terra dei Fuochi e scomparso a causa di un tumore nel 2014. Quello che i magistrati della Direzione Distrettuale Antimafia di Napoli hanno scoperto, lo si deve in gran parte a quest’uomo: coraggioso e testardo che ha preferito essere ucciso da un linfoma invece di rinunciare alla verità sulla sua terra.

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Rossana Nicolosi



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