Giustizia

Minori stranieri non accompagnati: l’altro volto dell’immigrazione

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4 feb 2017 - 16:25

Canale di Sicilia: lo chiamano il viaggio della speranza quello che dovrebbe condurre migliaia di stranieri lontano dai loro paesi d’origine, afflitti da guerre e violenze senza fine, verso l’Europa, verso un paese migliore. Non si distinguono neanche, talmente sono stipati tra di loro su barconi inadatti a contenerli tutti, in condizioni di viaggio estreme, affrontano il lunghissimo calvario della traversata verso l’Italia pur di sfuggire agli orrori delle proprie città. Il dato più allarmante è che non si tratta solo di adulti: a dicembre 2016 l’Unicef ha divulgato i numeri di quella che è stata definita una vera e propria emergenza continentale, registrando la presenza di circa 665 mila minori che per tutto il corso del 2016 avrebbero richiesto asilo in Europa: nove su dieci non sono accompagnati; più di 7.000 sono morti in mare o risultano dispersi.

Sono dati terrificanti se si pensa che questi bambini viaggiano completamente abbandonati a se stessi, senza il conforto dei genitori o di altri membri della famiglia e senza che sia previsto per loro alcun trattamento di riguardo. Divengono, anzi, vittime dei trafficanti di essere umani, maltrattati e malnutriti, spesso ricattati, costretti a navigare per settimane in circostanze estenuanti e disumane per un adulto, figuriamoci per un minorenne.

Secondo un report dello scorso ottobre stilato dalla Direzione generale dell’immigrazione presso il Ministero del Lavoro, si conta che solo in Italia siano giunti 15.833 minori stranieri non accompagnati, i quali dovrebbero restare nei centri di prima accoglienza per 72 ore ma che, tuttavia, a causa dell’impossibilità di identificare e contattare i familiari o per esubero di presenze nelle case famiglia, spesso sono costretti a restarvi per mesi.

Ancora più corposi risultano, invece, i dati raccolti dall’Ismu, l’autorevole Istituto per la studio della multietnicità, che ha stimato, da gennaio ad ottobre 2016, l’arrivo nel nostro paese di ben 23mila minori immigrati senza famiglia, contro i quasi 13mila registrati durante il 2015 con un record, pertanto, di sbarchi nell’anno appena trascorso.

Al di là delle mere rilevazioni tecniche, resta imprescindibile l’esigenza di ridare a questi bambini che hanno subito ogni genere di sopruso e di violenza, portatori di dolori e di vuoti incolmabili, quelle cure e quella protezione che dovrebbero costituire il fulcro dell’infanzia. Ecco perché non sembra più procrastinabile la proposta di legge d’iniziativa parlamentare, approvata dalla Camera il 26 ottobre 2016 e ora sottoposta all’esame del Senato, che con l’obiettivo di rafforzare le tutele nei confronti dei minori e della loro accoglienza su tutto il territorio nazionale, intende modificare la normativa vigente riguardante i minori stranieri non accompagnati presenti in Italia. Si è, difatti, reso necessario adeguare l’attuale disciplina legislativa alle modifiche intervenute a seguito dell’entrata in vigore il D. Lgs. 18 agosto 2015, n. 142 (cd. decreto accoglienza), che ha dato attuazione alle direttive 2013/32/UE (procedure comuni ai fini del riconoscimento e della revoca della protezione internazionale) e 2013/33/UE (relativa all’accoglienza dei richiedenti protezione internazionale).

Per quanto concerne il contenuto della proposta, le disposizioni ivi previste si applicheranno ai minorenni non aventi cittadinanza italiana o dell’Unione europea che si trovano per qualsiasi causa nel territorio dello Stato o che, altrimenti, sono sottoposti alla giurisdizione italiana, privi di assistenza e di rappresentanza da parte dei genitori o di altri adulti legalmente responsabili in base alle legge vigenti nell’ordinamento italiano. La novella prevede, per queste piccole vittime, un assoluto divieto di respingimento alla frontiera e di espulsione, una piena garanzia di assistenza sanitaria con specifiche misure di protezione per i minori non accompagnati, vittime di tratta dato il loro particolare stato di vulnerabilità, nonché un’accoglienza assistita dall’inizio fino al rimpatrio, attuato solo qualora quest’ultimo sia opportuno nell’interesse del minore rispetto al collocamento in comunità di accoglienza.

A completamento della disciplina vigente, la proposta disciplina una procedura unica di identificazione del minore che costituisce il passaggio fondamentale per l’accertamento della minore età da cui, a sua volta, dipenderebbe la possibilità di applicare le misure di protezione in favore dei minori non accompagnati. In particolare, si prescrive un colloquio del minore con personale qualificato, sotto la direzione dei sevizi dell’ente locale; la richiesta di un documento anagrafico in caso di dubbio sull’età ed, eventualmente, di esami socio-sanitari con il consenso del minore stesso e con modalità il meno invasive possibile; la presunzione della minore età nel caso in cui permangano dubbi sull’età anche in seguito all’accertamento.

In eguale misura, inoltre, è di fondamentale importanza il ruolo svolto proprio dalle case famiglia: per i più “fortunati” che riescono ad accedervi e che non vengono collocati in palestre, in teatri dismessi o in ex sedi universitarie, il personale con l’aiuto di psicologi e di assistenti sociali assume il difficilissimo compito di restituire a questi bambini una parvenza di calore familiare in un ambiente che risulti quanto più possibile sicuro e custodito. Tra queste, una delle più affollate, si trova a Reggio Calabria, “Casa Annunziata”, un edificio allegro e colorato all’interno del quale, tramite disegni e giochi, i piccoli immigrati raccontano le loro storie. E sono storie di disperazione e di traumi, dove il mare é dipinto di rosso, non ci sono pesci e questi bambini tratteggiano, “tra onde alte e grandi” – così le descrivono -, le sagome di coloro che hanno perso o che non vedono da tempo. Il mare lo conoscono bene e lo disegnano con paura; solo se ripensano alle loro case, quei fogli bianchi tornano a riempirsi di colori.

Situazioni delicate, non ancora gestite al massimo dalle istituzioni e verso le quali la soglia di allerta e di tutela dovrebbe essere avvertita in maniera più pressante. A tal proposito, l’1 febbraio 2017, si è svolto a Bruxelles un convegno sul tema della scomparsa dei minori stranieri non accompagnati organizzato da Penelope Italia Onlus, l’Associazione Nazionale delle Famiglie e degli Amici delle Persone Scomparse, il cui presidente, l’avvocato Antonio Maria La Scala ha evidenziato l’urgenza e la necessità di una maggiore sensibilizzazione dell’Unione Europea su tale situazione che ha raggiunto ormai – anche secondo i dati forniti in quella sede da Emilio Puccio, coordinatore del Parlamento Europeo dei gruppi sui diritti dei fanciulli – una vastità allarmante dalle cifre spropositate. “Occorrerebbe – ha dichiarato il presidente di Penelope Italia – un intervento che possa smuovere le coscienze politiche ed istituzionali in quanto, spesso, dietro queste scomparse, vi sono dei retroscena macabri che ricadono nella prostituzione, nella violenza sessuale e nella riduzione in schiavitù. È, pertanto, imprescindibile l’esigenza che, anche a livello normativo e codicistico, venga apprestata una tutela e una risposta sanzionatoria adeguata che attualmente manca”.

All’incontro, tra i molti personaggi di spicco, accorato è stato l’intervento dell’europarlamentare Alessandra Mussolini, la quale ha ricordato la necessità di ridare importanza e significato alla condizione del minore non accompagnato, non tanto nella sua qualità di straniero quanto semplicemente di essere umano, di bambino: “Sarebbe, innanzitutto, opportuno che l’Unione Europea aderisse, non solo simbolicamente ma anche formalmente, alla convenzione delle Nazioni Unite sui diritti del fanciullo. A livello locale, allorché arriva un minore non accompagnato sul nostro territorio, il comune di accoglienza deve, anzi ha l’obbligo, di tutelarlo. Uno Stato di diritto, come il nostro, deve basarsi sulla tutela del bambino. Un minore quando entra nel territorio italiano è un nostro figlio e noi dobbiamo farcene carico”.

Avvocato Elena Cassella del Foro di Catania

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Redazione NewSicilia



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