Medicina

Malattie cardiovascolari e rischio di morte: gli effetti del diabete mellito

Diabete
13 feb 2017 - 08:10

CATANIA - Il diabete mellito ha assunto le caratteristiche e le dimensioni di una vera e propria emergenza sanitaria a causa della sua elevata prevalenza.

Secondo stime attuali, si contano nel mondo circa 415 milioni di soggetti affetti da diabete mellito e tale numero è destinato ad aumentare a 642 milioni nel 2040.

La dimensione del problema, la diffusione a tutte le fasce d’età, la gravità delle complicanze associate alla malattia fanno del diabete uno dei maggiori problemi sanitari su scala globale. I dati riportati nell’annuario statistico ISTAT 2015 indicano che il diabete interessa il 5,4% degli italiani, pari a oltre 3 milioni di persone. I valori standardizzati, che tengono conto del cambiamento nella composizione per età e sesso della popolazione italiana nel corso degli anni, indicano un incremento del tasso di prevalenza del 90% negli ultimi 13 anni.

In Italia le principali cause di morte tra i diabetici di tipo 2 sono rappresentate, nell’ordine, dalle malattie cardiovascolari, dai tumori, dalle malattie dell’apparato digerente.

La principale quota di disabilità e di mortalità nei pazienti affetti da diabete mellito non deriva dalla patologia stessa (es. iperglicemie acute) ma bensì dallo sviluppo di sue complicanze rappresentate da malattie cardiovascolari, retinopatia diabetica, neuropatia diabetica e nefropatia diabetica.

Dal punto di vista cardiovascolare, i pazienti affetti da diabete mellito presentano un rischio di manifestare malattie del sistema cardiocircolatorio (cardiopatia ischemica, ictus cerebrale, arteriopatia degli arti inferiori) più elevato da 2 a 4 volte rispetto alla popolazione non diabetica. Il 65% dei soggetti diabetici di tipo 2 muore a causa di cardiopatia ischemica o di ictus ischemico.

La retinopatia diabetica (RD), nei Paesi industrializzati, rappresenta la prima causa di cecità nei soggetti in età lavorativa (20-65 anni). La probabilità di sviluppare una RD è legata alla durata del diabete e più del 50% dei pazienti con diabete tipo 1 ed il 30% di quelli con diabete tipo 2 sviluppano, nel tempo, delle alterazioni retiniche. Si ritiene che dopo 20 anni di diabete circa il 70% dei diabetici presenta una forma di retinopatia.

La neuropatia diabetica, insieme all’arteriopatia periferica ostruttiva, è fattore patogenetico del cosiddetto “piede diabetico” rappresentando la condizione sottostante alla formazione di ulcerazioni in più dell’85% dei casi. I dati di prevalenza della neuropatia diabetica disponibili in letteratura si collocano intorno al 30% sia in casistiche ospedaliere che in studi su popolazione generale.

La nefropatia diabetica rappresenta una delle principali cause di insufficienza renale terminale (End-Stage Renal Disease, ESRD) e dialisi. I dati del Registro Italiano di Dialisi e Trapianto riferiti all’anno 2010 mostrano che il diabete è la terza causa di ESRD in Italia con il 20% ed un picco tra i 60 e i 69 anni. Inoltre, il contributo del diabete alla ESRD in Italia è in aumento e la percentuale di pazienti con nefropatia diabetica che hanno iniziato un trattamento dialitico è cresciuta dal 19% nel 1999 al 27% nel 2009. Tali indicano, purtroppo, che l’Italia si sta progressivamente allineando ad altri paesi dove il diabete è già da anni la prima causa di ERSD.

In conclusione si può affermare che la patologia diabetica e, in particolare, le sue complicanze possiedono un notevole impatto in termini di costi sociali ed economici sulla popolazione italiana. Progetti di screening e prevenzione inerenti la patologia diabetica e le patologie da essa derivanti rappresentano un azione indispensabile per il mantenimento di un buono stato di salute pubblica.

Massimo Buscema

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Redazione NewSicilia



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