Notizie dal mondo

#ionontimangio, Festival della carne di cane in Cina: fermiamo il massacro

yulin-lav
22 giu 2016 - 11:59

Hanno gli occhi lucidi, il muso tremolante e lo sguardo fisso nel vuoto: non hanno la parola ma si esprimono nel migliore dei modi. E, lì, a Yulin, una città della provincia meridionale del Guangxi, in Cina, quei cani chiedono aiuto.

Lo urlano proprio. Con gli occhi, la bocca, le zampe. C’è chi lo sente, quel grido d’ausilio e chi, invece, continua a far finta di nulla e a portare avanti quel massacro che, ogni anno, il 21 giugno, prende il via.

È il festival della carne di cane… viene il ribrezzo soltanto al pensiero. Eppure c’è chi, tra noi umani, preferisce gustare quello che, per alcuni di noi, è un membro familiare.

Tutto è iniziato nel 2009, tra polemiche e petizioni. Tra gli animalisti e il mercato sporco. Tra chi ci guadagna e chi ci perde. Tutto per un fine: incentivare il turismo.

In città si respira un’aria tesa. Dalla Cina è partita una delle prime petizioni ufficiali agli uffici dell’amministrazione di Yulin per la richiesta d’abolizione del festival. Undici milioni di abitanti hanno detto “stop” al massacro.

L’Humane Society International, questa l’associazione in questione, si è subito attivata, prima dell’inizio del festival, con vari posti di blocco per fermare i camion che trasportavano cani illegalmente, privi di certificato individuale. 20 sono stati messi in salvo in un macello della periferia. Malati, feriti, con la pelle lacerata e il cuoricino infranto. Anche altri 32 cuccioli sono stati salvati. E chissà, quanti ancora, aspettano l’arrivo di qualcuno.

Tante le proteste, tante le petizioni in corso, tante le battaglie e tanto il rammarico e la rabbia. Eppure continua a farsi lo stesso, questo festival. Nonostante tutto il mondo sia mobilitato per fermare questo massacro, nulla di concreto si è ancora potuto attivare.

Firmate, allora, anche voi le tante petizioni lanciate dagli animalisti. 5 minuti della vostra vita potrebbero salvarne centinaia se non migliaia.

Rossana Nicolosi



© RIPRODUZIONE RISERVATA