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Immigrazione, un caso di coscienza

Il dramma di molti uomini letto da uno studente
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9 giu 2015 - 17:06

Senza voler semplificare a tutti i costi, si potrebbero subito raccogliere così i termini della questione: “Per me clandestino non è uguale a delinquente; ma non per tutti i clandestini c’è un posto. Quindi dobbiamo trovare soluzioni alternative”.

Chiediamoci subito perché clandestino non è uguale a delinquente? Ma perché tutti noi uomini siamo “clandestini” o comunque di passaggio su questa terra. Andando ancora più indietro nel tempo, la nostra stessa storia di italiani è caratterizzata da immigrazioni di uomini (soprattutto meridionali) verso le Americhe prima e verso l’Italia del nord poi. Dunque alcuni di noi, magari non direttamente, ma attraverso nonni o parenti,possono comprendere, quantomeno, la difficile condizione di dover lasciare la propria terra.

Sarebbe un’assurdità comportarsi severamente con chi sta facendo un’esperienza simile. Inconcepibile, poi, scaricare sulle spalle dei clandestini tutti i mali della società, non tenendo conto del fatto che la cronaca ci mostra ogni giorni delinquenti di “casa nostra”, insospettabili, che spesso si macchiano di crimini orrendi.

Tornando a parlare degli immigrati extracomunitari, si potrebbe essere d’accordo sul fatto che occorre garantire loro il soccorso durante il viaggio in mare, nel corso del quale troppe persone continuano a perdere la vita. Spesso gli immigrati a bordo sono costretti dagli scafisti a raggiungere la riva a nuoto e molti di essi muoiono.

Le morti di quanti non giungono a destinazione sono un ammonimento alle nostre coscienze. Dovremmo garantire assistenza e un’accoglienza umana, una volta che costoro sbarcano sulle coste italiane.

Bisogna ancora evitare ogni tipo di pregiudizio. Talvolta si è scoperto che a compiere delitti di cui era stata data colpa a un extracomunitario, l’omicida era un connazionale.

L’argomentazione, però, non può voler dire che si debbano aprire le porte a tutti. Molti giovani, credo, siano d’accordo con il favorire la regolarizzazione di chi è in Italia da molto tempo e svolge un regolare lavoro. E’ pur vero, però, che bisogna incentivare i controlli e le assunzioni, affinché gli extracomunitari non siano sfruttati nel loro svolgere un’attività lavorativa.

Come mai gli immigrati in Italia provenienti dalla Grecia, dal Portogallo e da tutti i paesi dell’est europeo (la Romania esclusa), risultano in calo in questi ultimi anni? Forse perché le nazioni, alcune delle qualli fanno parte della Unione Europea, hanno predisposto un piano di aiuti finanziari, che rende le economie di questi stati sempre più solide.

Si potrebbe arguire, quindi, che occorre stipulare degli accordi internazionali e favorire le attività economiche dei paesi meno sviluppati. Aiutando gli stati che meno possiedono, potrebbe essere più semplice venire a capo delle cause del doloroso e immorale fenomeno dell’immigrazione.

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Redazione NewSicilia



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