Scatti di memoria

I Platamone a Catania

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Platamone
10 lug 2016 - 06:22

franz_cannizzo

CATANIA - Nel Quattrocento, la famiglia Platamone era a Catania tra le più prestigiose, vale a dire tra quelle che riuscirono ad ottenere un buon numero di incarichi; infatti i suoi membri affiancarono al commercio, attività alla quale erano dediti, la gestione di numerose cariche pubbliche.

Annoverò vari esponenti di spicco, tra cui Michele Platamone (figlio di Baldassare, duca di Belmurgo), che fu investito il 16 marzo 1803 dei titoli di principe di Larderia, principe di Rosolini, conte di Sant’Antonio, barone di Roccapalumba, barone di Cipolla, barone dell’Imposa, barone di Longarini, signore di Buscaglia, Ritibillini e Almidara, Sannini. Uno dei personaggi di maggior rilievo di tale famiglia fu comunque Battista Platamone: laureato in legge all’università di Padova, dal 1420 egli occupò diverse cariche di natura fiscale ed amministrativa, tra cui quella di viceré, accumulando tra l’altro molti titoli nobiliari e feudi, a tal punto da essere in grado di prestare danaro alla Corona.

Il suo nome, così come quello di un altro importante giurista dell’epoca, Adamo Asmundo, è legato, insieme a quello di Alfonso il Magnanimo, alla nascita della prima Università siciliana, appunto quella di Catania (1434). Scrive il Di Blasi su di lui: “…costando dagli archivii di questa famiglia che ei fu cavaliere catanese, e nacque in detta città da Bernardo Platamone; ed ebbe inoltre due fratelli: Pietro, che fu cavaliere dell’ordine di S. Giovanni Gerosolimitano, e Antonio, che fu vescovo di Malta fin dall’anno 1412, ed era monaco benedettino. Battista da ragazzo cadde in mare, e corse risico di sommergersi. Fu di poi mandato dal padre a Bologna ad oggetto di apprendervi la giurisprudenza, dove ricevé la laurea dottorale nell’una, e nell’altra legge. Ritornato in Sicilia ricco di legali cognizioni esercitò con molta riputazione il mestiere di avvocato; in guisa che arrivate al re Alfonso le notizie della di lui dottrina in giure, lo promosse l’anno 1420 al rispettabile grado di avvocato fiscale della gran corte, che esercitò per sei anni fino all’anno 1426, in cui rinunciò questa carica per volere del medesimo re, che lo chiamò presso di sé, come consigliere intimo, e segretario. L’elogio che ne fa questo principe, è il più certo argomento del conto in cui lo avea, imperciocché vien da lui detto consiliarius, et secretarius noster, et nostri cordis interiora sciendo, et conservando. Non fa perciò meraviglia che sia stato da questo sovrano adoprato nelle più scabrose commissioni. Noi sappiamo che fu mandato ambasciadore a varî pontefici, alla regina Giovanna di Napoli, e ad altri principi dell’Europa, e che sempre ottenne quanto il suo re bramava. Questi servigi resi alla corona gli fecero meritare, che fosse fatto giudice perpetuo della gran corte: cosa che finora è stata senza esempio, e inoltre la carica di presidente del regno, e poi quella di viceré proprietario, come in appresso diremo. Rammentasi con lode di questo cavaliere, che ritrovandosi il re Alfonso esausto in denari per le spese esorbitanti che gli conveniva di fare a cagione della guerra nel regno di Napoli, egli generosamente vendé il castello e il territorio di Aci suoi proprî per la somma di once novemila, che corrispondono a ventiduemila e cinquecento scudi, e soccorse così il suo sovrano. Fissano gli scrittori catanesi la morte di questo cavaliere intorno all’anno 1448″.

Nel XV secolo i Platamone eressero un vistoso palazzo a Catania, che contendeva a palazzo Biscari la fama di palazzo più lussuoso e rappresentativo della città. Il palazzo poco dopo fu donato ai religiosi, e per questo dopo il terremoto del 1693, che distrusse in gran parte il monastero di San Placido, nella ricostruzione di quest’ultimo vennero annesse le testimonianze più antiche del palazzo Platamone. Oggi non rimane che un loggiato, sormontato da un balcone, custodito nel cortile del Monastero.

A tal proposito, questa domenica desidero mostrare alcune foto della mia collezione per mostrare come fosse abbandonato, sino a pochi decenni fa, questo importante angolo della città che ospitò dapprima la caserma dei Vigili del Fuoco e successivamente l’area parcheggio dei mezzi di raccolta dei rifiuti in città. Negli anni ’90, grazie ad un importante finanziamento Europeo fu restaurato e recuperato ed oggi ospita, come “Palazzo della Cultura” di Catania, importanti eventi durante tutto il corso dell’anno.

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Redazione NewSicilia



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