Giustizia

Diritto all’oblio, verso una regolamentazione del diritto ad “essere dimenticati”

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1 ott 2016 - 08:58

Il diritto all’oblio consiste tecnicamente nella garanzia fornita ad un individuo affinché non rimanga esposto, prolungatamente, alle conseguenze negative derivanti da vicende appartenenti al suo passato, che, divenute oggetto di pubblica informazione, abbiano leso il suo onore e/o la sua reputazione: insomma, si tratta di una sorta di “diritto ad essere dimenticato”.

Tale diritto, rappresentando un aspetto essenziale del diritto alla privacy, trova un fondamento normativo nell’art. 11 d. lgs. n. 196/2003 (Codice della Privacy), che prevede l’illegittimità del trattamento dei dati, qualora questi siano conservati e resi noti per un periodo superiore a quello necessario al raggiungimento dello scopo per il quale essi siano stati raccolti. Il diritto all’oblio, dunque, si scontra spesso con la libertà di cronaca giornalistica, ma prevale su quest’ultima qualora sia venuto meno l’interesse pubblico all’informazione in questione.

Prolungare la possibilità di reperire informazioni oltre un certo periodo di tempo non farebbe altro, infatti, che tramutare il diritto alla notizia da parte delle collettività in un danno nei confronti dei soggetti negativamente interessati dalla vicenda. Recentemente, una prima forma di regolamentazione di tale diritto è derivata, a livello giurisprudenziale, dalla sentenza della Corte di Cassazione n. 13161 del 24 Giugno 2016 ed a livello comunitario dal Regolamento entrato in vigore il 25 Maggio 2016 (che dovrà essere attuato dagli Stati membri entro il 25 maggio 2018), il quale prevede il diritto dell’interessato a richiedere al titolare del trattamento (ad es. titolare del sito internet) la cancellazione dei propri dati personali, con contestuale obbligo di quest’ultimo di provvedervi tempestivamente, purché sussistano tali presupposti (così come sanciti con sentenza del 2015 dal Tribunale di Roma):

  • Che la notizia non sia recente
  • Che non vi sia più un interesse pubblico o che esso sia divenuto scarso

È dunque evidente che, nonostante non vi sia ancora una completa e soprattutto effettiva regolamentazione della materia, stia fermentando una grande attenzione sull’argomento. I recenti fatti di cronaca, tra i quali la morte di una giovane donna, di cui, per rispetto della sua ultima volontà di oblio non faremo il nome, dimostrano la crescente necessità di tutela del diritto in questione, affinché vi siano sempre meno vittime di una realtà virtuale che degenera in un pregiudizio reale. Che la speranza diventi realtà: è questo il nostro augurio.

Avvocato Elena Cassella del Foro di Catania

Redazione NewSicilia



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