Giustizia

Dal 1° luglio prelievo diretto del fisco sui conti correnti del contribuente

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17 giu 2017 - 06:49

Dal primo luglio di quest’anno 21 MILIONI DI CONTRIBUENTI ITALIANI dovranno fare i conti con le nuove regole che renderanno più semplice e veloce pignorare il conto corrente, in caso di debiti fiscali e cartelle esattoriali. In realtà, l’azione di pignoramento presso terzi (e quindi dei conti correnti) è disciplinata da una norma che risale all’anno 2005 (dl 203/2005 che ha introdotto l’art. 72 bis del dpr 602/1973 ) la quale prevede l’azione diretta da parte di Equitalia sui crediti del debitore detenuti da terzi (ivi comprese le eventuali somme sul conto corrente). Allora se le norme che consentono a Equitalia di promuovere procedure di pignoramenti esistono già da 12 anni, cosa c’è di nuovo?

Queste le vere novità. Dal primo luglio Equitalia non esisterà più ed entrerà in vigore l’accorpamento di Equitalia all’Agenzia delle Entrate. Naturalmente le funzioni della prima, di riscossione, passeranno alla seconda, andando a costituire un nuovo ente pubblico Agenzia delle Entrate – Riscossione. E la nuova Agenzia dell’Entrate – Riscossione avrà la facoltà di accedere liberamente e facilmente a tutte le banche dati del contribuente (dati reddittuali, dati fiscali, dati patrimoniali), procedendo al pignoramento dei conti correnti, dei titoli e degli investimenti, delle carte di credito, degli immobili, delle autovetture in modo diretto senza dover richiedere l’apposita autorizzazione al giudice. Ma soprattutto le somme dei conti saranno immediatamente bloccate e rigirate al Fisco, per gli importi a debito. Insomma, una volta entrate in vigore le disposizioni del decreto fiscale collegato alla Legge di Bilancio 2017 (il famoso D.L.193/2016 successivamente convertito nella Legge 225/2016), il nuovo ente – che opera sotto la vigilanza e il controllo dell’Agenzia – avrà l’accesso all’immensità dei dati dell’Anagrafe Tributaria. Ed è tale possibilità a consentire il pignoramento dei conti correnti direttamente senza bisogno di attivare la procedura di autorizzazione di un giudice.

L’Agenzia delle Entrate-Riscossione potrà accedere anche alla banca dati dell’Inps, ottenere le informazioni che le servono (come ad esempio i dati relativi al rapporto di lavoro) e procedere a pignorare lo stipendio, la pensione, le indennità ecc.

Cosa sarà pignorabile dal nuovo ente?

a) Il conto corrente fino all’importo del debito; se però il conto corrente è intestato ad un lavoratore dipendente ci sono limiti ben precisi: se prima del pignoramento ci sono giacenze sul conto corrente, queste possono essere pignorate solo se superano la somma pari a tre volte l’assegno sociale (che nel 2017 è di euro 448,52) e quindi solo se le giacenze sono superiori a euro 1.344,00; per gli accreditamenti successivi al pignoramento la legge prevede che debba rimanere disponibile l’ultimo stipendio/pensione accreditato;

b) lo stipendio sarà pignorabile nella misura imposta dalla legge (per stipendio non superiore ad euro 2.500,00 al mese il pignoramento è consentito per un massimo di 1/10; per stipendi tra euro 2.500 e euro 5.000 al mese, il limite del pignoramento è di 1/7, per stipendio superiore ad euro 5.000 al mese, il limite è di 1/5. Come possiamo notare, il limite del pignoramento cambia molto a seconda del proprio stipendio mensile e in tutti i casi non si possono pignorare stipendi inferiori ad euro 525,89 al mese.

c) l’immobile purchè non sia la prima casa e non sia di lusso;

d) autovettura

e) carte di credito, titoli di investimento.

In pratica l’Agenzia delle Entrate – Riscossione nel momento stesso in cui notifica la cartella esattoriale (che è in sé già un atto esecutivo al pari dell’atto di precetto) può procedere al pignoramento del conto corrente e degli altri beni summenzionati, se passati 60 giorni dalla notifica, la cartella esattoriale non è stata pagata o non è stata contestata. Il contribuente che riceve la notifica del pignoramento, quindi per difendersi, deve presentare entro 60 giorni dalla notifica della cartella di pagamento una richiesta di rateizzazione o una contestazione. Solo una volta accettata la richiesta di dilazione della cartella a pagare la prima rata del piano di ammortamento, o ottenuta la sospensione da parte del giudice, il contribuente può impedire il pignoramento.

E in Sicilia? È stato differito al 30.6.2017 il termine previsto dall’art. 10, comma 2-ter, DL n. 35/2013, della cessazione dell’attività di accertamento, liquidazione e riscossione dei tributi locali da parte di Riscossione Sicilia spa. È previsto che, a decorrere dall’1.7.2017, gli Enti locali con apposita delibera possano stabilire di affidare al nuovo soggetto preposto alla riscossione nazionale le attività di accertamento, liquidazione e riscossione, spontanea e coattiva, delle entrate tributarie o patrimoniali proprie e delle società dagli stessi partecipati.

Vi aggiorneremo quando avverrà anche in Sicilia il passaggio di funzioni tra Riscossione Sicilia e il nuovo ente pubblico economico.

Avv. Claudia Cassella del foro di Catania

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Redazione NewSicilia



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